Un ricordo personale, nato da 44 anni trascorsi tra mare, salvataggi e formazione degli assistenti bagnanti. Langella affida a Facebook il suo pensiero dopo la morte di Fabrizio Valente e annuncia il gesto simbolico con cui domenica il mondo balneare gli renderà omaggio.
Ci sono notizie che si leggono e altre che, inevitabilmente, riportano indietro nel tempo. È quanto accaduto a Gianfranco Langella, che su Facebook ha affidato a un lungo e intenso messaggio il proprio ricordo di Fabrizio Valente, assistente bagnante morto dopo essere intervenuto in mare nel tentativo di soccorrere persone in difficoltà.
Per Langella non si tratta soltanto della commozione davanti alla perdita di una vita. Il suo legame con quel mondo affonda infatti le radici in 44 anni di esperienza come assistente bagnante, durante i quali racconta di aver effettuato numerosi salvataggi e di aver formato tanti giovani, insegnando loro tecniche di intervento, rispetto per il mare e responsabilità verso la vita degli altri.
«Ho visto cose bellissime e cose terribili», scrive, ricordando la gioia di riuscire a riportare qualcuno a riva ma anche quei momenti nei quali chi soccorre è perfettamente consapevole di mettere a rischio la propria vita.
È proprio questa esperienza a rendere particolarmente dolorosa per lui la morte di Fabrizio Valente.
Secondo quanto ricordato da Langella nel suo post, Valente era un assistente bagnante esperto e aveva dedicato parte della propria attività anche alla preparazione degli altri. Nel giorno della tragedia sarebbe riuscito dapprima a portare in salvo una persona, per poi intervenire nuovamente nel tentativo di soccorrerne un’altra. Un secondo intervento dal quale, purtroppo, non è tornato.

Domenica, alle 10:30, nell’ora indicata come quella della sua morte, è previsto un momento di commemorazione particolarmente suggestivo.
Gli assistenti bagnanti si allontaneranno dalla battigia a bordo dei loro pattini e, una volta al largo, nel silenzio del mare, solleveranno un remo verso il cielo.
Un’immagine che Langella racchiude in poche parole:
«Un gesto semplice. Un remo. Il mare. Il cielo. E il ricordo di Fabrizio.»
Nel suo intervento c’è anche una riflessione sul ruolo dell’assistente bagnante, troppo spesso percepito semplicemente come colui che sorveglia una spiaggia. Per Langella è esattamente il contrario: è una professione nella quale non ci si può improvvisare. Occorrono preparazione, esperienza, maturità e capacità di assumersi responsabilità enormi, perché nel momento del pericolo accade qualcosa di paradossale: mentre tutti cercano di uscire dall’acqua, l’assistente bagnante è quello che deve entrarci.
Il post diventa così anche una difesa del mondo balneare e delle famiglie che da generazioni lavorano sulle coste. Langella esprime una posizione fortemente critica rispetto agli effetti della direttiva Bolkestein e al rischio che realtà costruite attraverso decenni di lavoro possano essere soppiantate da grandi società e multinazionali.
Ma è lui stesso a tracciare un confine netto: domenica non sarà il momento delle polemiche.
«Alle 10:30 parlerà soltanto il mare», scrive.
Ed è probabilmente questa la frase che meglio riassume l’intero messaggio.
Langella conclude il suo ricordo unendo due mondi che hanno segnato la sua vita: il cielo e il mare.
«Io nella mia vita ho lavorato per i cieli, ma l’ho sempre detto: il mio cielo è il mare.»
Domenica, quando i pattini saranno al largo e i remi verranno sollevati, quel mare diventerà per qualche istante un luogo di silenzio e memoria.
Un saluto collettivo a Fabrizio Valente e, insieme, un riconoscimento a tutti coloro che ogni giorno sorvegliano le nostre coste sapendo che, quando il mare cambia volto e qualcuno chiede aiuto, il loro lavoro può trasformarsi in pochi secondi in una scelta di coraggio.
Perché, come scrive Langella nelle ultime righe del suo messaggio:
«Uomini così se ne vanno dalla nostra vista, ma dal mare non se ne vanno mai.»



























