Quando 123 ragazzi portano sul palco le parole: il Concorso “Luca Scognamillo” ad Alghero

Ci sono mattine che non si raccontano facilmente. Non perché manchino le parole, ma perché quelle giuste arrivano dopo.

Al Cinema Miramare di Alghero, giovedì 23 aprile, è successo qualcosa che va oltre una premiazione. C’erano 123 ragazzi. Un palco. E un tempo sospeso, durato quasi tre ore, in cui nessuno aveva fretta di andare via. Non è scontato. Non lo è vedere un’intera sala piena – 375 posti – restare in silenzio, attenta, partecipe. Non lo è, soprattutto, quando i protagonisti sono i ragazzi. Eppure è successo.

Un concorso che negli anni è diventato altro

Il Concorso “Luca Scognamillo” non è più solo un concorso. Negli anni è cresciuto, ha cambiato forma, ha allargato i suoi confini. Sempre più scuole, sempre più studenti. Anche istituti tecnici e professionali, che hanno portato dentro il loro sguardo, il loro modo di sentire. Segno che il bisogno di esprimersi non appartiene a pochi. È qualcosa che attraversa tutti.

L’inizio: quando il silenzio dice tutto

La mattinata si è aperta senza spiegazioni. Un video. Le immagini di Luca. E sotto, una chitarra: quella di Sebastiano Deriu, che ha composto un brano solo per lui. Poi la poesia. “Per i miei versi” recitata da Sofia D’Ambrosio. E subito dopo, qualcosa che non era previsto sulla carta, ma che è rimasto dentro: il monologo di Debora Fermo. Parole scritte da una ragazza che Luca non lo ha mai conosciuto. Eppure lo ha sentito. Ha detto, in modo semplice e vero, che si può conoscere qualcuno anche così: attraverso le sue parole. Ed è stato, forse, uno dei momenti più autentici della mattinata.

Quando le parole trovano un suono

Le poesie non sono rimaste sole. Ad accompagnarle, la musica di Andrea Ibba, che con la sua tastiera Roland ha saputo stare accanto alle parole, senza mai sovrastarle. E intorno, la luce. Quella costruita da Diego Riu, insieme ad Alessandra Adezovic e Ilaria Carta, che hanno dato forma allo spazio, rendendolo parte della narrazione.

Una comunità che si riconosce

Sul palco sono saliti uno dopo l’altro. Con emozione, con timidezza, con orgoglio. Dietro ogni nome, una storia. Dietro ogni lavoro, un tentativo: dire qualcosa di sé. A rendere possibile tutto questo, un lavoro silenzioso ma fondamentale: quello della professoressa Vannina Oggiano, che da anni accompagna con cura l’organizzazione del concorso. E quello della commissione, che ha ascoltato, letto, osservato.

Un luogo che accoglie

Il Cinema Miramare, per il terzo anno, ha aperto le sue porte. E non è solo una questione di spazio – pur importante, visto il numero di presenze – ma di disponibilità, di attenzione, di vicinanza ai ragazzi.  Così come il sostegno del Comune di Alghero e della Fondazione Alghero, che ha donato ai partecipanti il volume “Gaudì a l’Alguer”. Segni concreti. Che fanno la differenza.

Alla fine, cosa resta Alla fine restano gli applausi, sì. Le foto, i premi, i nomi. Ma non è quello. Resta il silenzio di prima. Quello che ascolta. Resta la sensazione che qualcosa sia passato, da una persona all’altra.

Come succede con le parole vere.

E forse è proprio questo il senso più profondo di tutto: che la poesia non appartiene a chi la scrive. Appartiene a chi la riconosce.

E giovedì, al Cinema Miramare,

123 ragazzi l’hanno riconosciuta.

Alghero, al Miramare la premiazione del Concorso “Luca Scognamillo”

Giovedì 23 aprile la 12ª edizione dell’iniziativa voluta dalla famiglia Scognamillo: nata come concorso di poesia, oggi coinvolge gli studenti delle scuole superiori tra racconto, canzone e arte

Ad Alghero si rinnova un appuntamento che, nel tempo, ha saputo ritagliarsi uno spazio preciso nel mondo della scuola e della cultura cittadina. Giovedì 23 aprile, alle 10.30, al Cinema Miramare, si terrà la premiazione della 12ª edizione del Concorso “Luca Scognamillo”, iniziativa dedicata agli studenti delle scuole superiori e voluta dalla famiglia Scognamillo.

Oggi il concorso comprende poesia, racconto, canzone e arte. Ma all’inizio tutto era partito dalla poesia. Un percorso che negli anni si è allargato, mantenendo però intatto il senso originario: offrire ai ragazzi uno spazio serio in cui esprimersi, mettersi in gioco e dare forma ai propri pensieri.

Non è secondaria, in questo senso, la scelta del Cinema Miramare come sede della premiazione. Una cornice che, come già si è visto nelle precedenti edizioni, consente di accogliere il grande afflusso di giovani che ruota attorno al concorso. Non solo i partecipanti, quindi, ma anche tanti studenti che, pur senza essere in gara con un proprio elaborato, prendono parte all’evento per accompagnare e sostenere i compagni di scuola, trasformando la premiazione in un momento di partecipazione corale tra studenti.

La prima edizione si era svolta nella sala conferenze del liceo classico Manno, con una partecipazione che già allora aveva dato il segno della forza dell’iniziativa. A prendervi parte furono 38 studenti provenienti dallo scientifico “Fermi”, dal liceo classico-linguistico “Manno” e dal liceo artistico “Costantino”.

In quell’occasione, il dirigente scolastico Antonello Colledanchise aveva sottolineato la qualità delle poesie presentate, spiegando come proprio il livello degli elaborati confermasse la buona riuscita del concorso, nato con l’obiettivo di far esprimere i giovani attraverso la poesia, proprio come faceva Luca.

Da quella prima edizione il concorso è cresciuto, si è aperto ad altri linguaggi ed è diventato un appuntamento riconoscibile nel calendario cittadino. Con il tempo si sono ampliate le sezioni e si è allargato anche lo spazio dato ai ragazzi per raccontarsi ed esprimersi.

Le poesie di Luca possono essere lette anche sulla pagina Facebook “Come d’Autunno – Percorso poetico di Luca Scognamillo”, costantemente aggiornata e dedicata alla sua produzione poetica. La pagina è disponibile all’indirizzo facebook.com/comedautunno e continua a raccogliere e condividere i suoi scritti. Un lavoro prezioso, che restituisce la misura di quanto Luca abbia scritto e che consegna alla città di Alghero un patrimonio culturale di cui andare fiera.

L’edizione 2026 è curata dall’Associazione Mill’Anni, in collaborazione con gli istituti superiori “Enrico Fermi” e “Angelo Roth”, con il sostegno del Comune di Alghero e della Fondazione Alghero.

A fare da filo conduttore resta anche una frase di Luca Scognamillo, riportata nella locandina del concorso: “Ad ogni ragazzo, ad ogni uomo con un sogno che sia quello di fare qualcosa di grande che rimanga per sempre per sé e per il mondo”.

Il concorso continua a offrire ai ragazzi uno spazio vero in cui esprimersi.

La rondine e la quercia, una favola che prende tempo

Al Teatro Civico di Alghero una prima seguita con attenzione e salutata da lunghi applausi

Il Teatro Civico di Alghero ha ospitato la prima de La rondine e la quercia, favola teatrale di Luca Scognamillo, portata in scena attraverso l’adattamento di Marco Nateri e Andreina Uldanck. Uno spettacolo che arriva sul palco con scelte sobrie e rigorose, lasciando parlare la scena e il tempo del racconto.

Non è una favola per bambini, anche se parla la lingua della favola. Racconta di radici e di volo, di attesa e di scelta, di chi resta e di chi parte. Temi essenziali, che sulla scena acquistano peso e silenzio.

La regia e l’impianto scenico, firmati da Marco Nateri, lavorano per sottrazione. La scena resta pulita, mai invasiva, costruita per accompagnare la narrazione senza sovrastarla. Le coreografie di Manolo Perazzi e Valeria Russo dialogano con lo spazio e con i corpi, seguendo un ritmo misurato, fatto più di pause che di slanci.

In scena sono gli stessi Perazzi e Russo, interpreti capaci di tenere la tensione senza forzature, affidandosi a una presenza fisica controllata e coerente con il tono dello spettacolo. A sostenere il racconto contribuiscono le voci misurate e puntuali di Maria Pia Di Meo e Domenico Surace, in dialogo con la scena.

I costumi, curati da Marco Nateri insieme ad Alberto Sinpatron, seguono la linea generale dello spettacolo: essenziali, funzionali, mai decorativi. Le musiche originali di Marco Caredda accompagnano la narrazione con discrezione, senza guidare emotivamente lo spettatore.

La scenografia, realizzata da Roberta Serra Corda con il coinvolgimento della classe 4ªF del Liceo Artistico Fois, aggiunge un ulteriore livello al progetto, intrecciando lavoro artistico e formazione.

La platea del Teatro Civico, praticamente al completo, ha seguito lo spettacolo con attenzione dall’inizio alla fine. Al termine, applausi lunghi e una standing ovation hanno salutato il lavoro della compagnia, restituendo il segno più concreto della serata.

La produzione è di CRID Sardegna, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Autonoma della Sardegna.

La rondine e la quercia

La favola di Luca diventa teatro

ALGHERO – La storia nasce da un libriccino trovato in una libreria della città. La favola della Rondine e della Quercia che Luca Scognamillo aveva scritto da ragazzo. Parole semplici, già mature. Marco Nateri le legge quasi per caso. E capisce che non possono restare chiuse lì.

Il CRID Sardegna decide di portarle in scena.
Il debutto è domenica 14 dicembre, alle 18.00, al Teatro Civico di Alghero.

Nateri firma regia e impianto scenico insieme ad Andreina Uldanck.
Manolo Perazzi e Valeria Russo costruiscono la coreografia e la interpretano.
Le voci di Maria Pia di Meo e Domenico Surace accompagnano il racconto con passo leggero.

La favola mette a fuoco due movimenti opposti: la rondine che parte e la quercia che resta. La vita ridotta all’essenziale. Il bisogno di andare. Il bisogno di restare.
Tocca al pubblico riconoscersi da qualche parte.

La scenografia di Roberta Serra Corda, realizzata con la 4ªF del Liceo Artistico Fois, sceglie pochi segni e spazi che respirano. La musica di Marco Caredda tiene insieme i passaggi senza invadere.

E poi c’è Luca.
La sua voce. La sua scrittura. Quella maturità precoce che oggi torna in scena senza effetti, senza nostalgie forzate. Torna perché certe parole chiedono di essere ascoltate. E qui lo fanno: nel gesto, nei silenzi, nei rallentamenti che restano sospesi.

Il pubblico lo sente.
E, quando si spegne la sala, rimane un’eco secca. Le presenze non se ne vanno: cambiano forma. E restano.


RICONOSCIMENTI

Favola d’una rondine e una quercia — Testo di Luca Scognamillo

Adattamento – Marco Nateri, Andreina Uldanck
Regia e impianto scenico – Marco Nateri
Coreografia – Manolo Perazzi, Valeria Russo
Interpreti – Manolo Perazzi, Valeria Russo
Voci – Maria Pia di Meo, Domenico Surace
Costumi – Marco Nateri, Alberto Sinpatron
Musiche – Marco Caredda
Scenografia – Roberta Serra Corda con la classe 4ªF del Liceo Artistico Fois
Produzione – CRID Sardegna
Con il sostegno del MIC e della Regione Autonoma della Sardegna


INFO BIGLIETTI

Biglietto unico: 13 €
Prevendita e informazioni: 340 1846468
Botteghino (14 dicembre): 10:00–13:00 / 15:00–18:00
Luogo: Teatro Civico di Alghero

Una canzone per parlare al cielo

Al teatro di Alghero l’omaggio di una figlia al padre cantautore

nella foto Anna Maria Multineddu durante l’esibizione al teatro di Alghero, nella serata dedicata alla canzone d’autore algherese “Pino Piras”.

È andata in scena ieri, domenica 19, al Teatro Civico di Alghero, la serata conclusiva del Festival Mare Llengua, rassegna dedicata alla canzone d’autore nelle lingue minoritarie europee.
Un appuntamento che quest’anno ha riservato un momento speciale alla canzone d’autore algherese intitolato a Pino Piras, simbolo della tradizione musicale cittadina.

Sul palco, tra i protagonisti, Anna Maria Multineddu, figlia del compianto cantautore Pino Multineddu, che ha presentato un brano firmato insieme a Marco Lai e Marco Baroni, autore degli arrangiamenti.
Una canzone nata dal cuore e accolta da un applauso lungo, sincero.

Il brano è un dialogo diretto tra Anna Maria e suo padre, Pino, storico cantautore algherese, quello de El pascarò a una ma.
Non è un ricordo malinconico, ma una conversazione tra due mondi: una figlia che parla con il padre scomparso, raccontandogli ciò che non funziona più quaggiù — nelle persone, nei valori, nel modo di stare al mondo.

Nel testo si toccano temi forti: le guerre, le ingiustizie, e quella macchina che trasforma la sofferenza in guadagno.
E c’è anche lo sguardo rivolto ad Alghero, con la disoccupazione, i giovani che studiano ma non trovano lavoro, le difficoltà quotidiane.

Eppure, in mezzo a tutto questo, la canzone resta luminosa.
C’è sempre una finestra aperta verso la speranza, “verso la Muralla”, la zona storica dei Bastioni algheresi — parte pulsante del centro antico, simbolo di bellezza e di resistenza.
Un raggio di sole che attraversa la musica e prova a tenere insieme ciò che resta.

Nel finale, la voce si fa preghiera: la figlia chiede al padre se può parlare con Dio “per mettere pace in tutto il mondo”.
Un desiderio semplice, sincero, che suona quasi profetico.
Non c’è ancora la pace, ma almeno uno spiraglio sì: una tregua, un ritorno a casa, un respiro.

Il teatro ha capito.
E ha risposto con caloroso e intenso applauso.
Perché certe canzoni non si ascoltano: si sentono dentro.
E da ieri, Alghero ne ha una in più.


Nota

Il brano depositato in SIAE è firmato dai tre autori Marco Lai, Anna Maria Multineddu e Marco Baroni.

Marco Lai, l’Algherese che trasforma la vita in musica

Marco Domenico Lai è nato e cresciuto ad Alghero. Una città che porta sempre con sé, ovunque vada. La sua vita è un intreccio tra due mondi: quello dell’Arma, dove ha servito fino al grado di brigadiere capo, e quello della musica, che per lui è un canale diretto per raccontare storie vere.

La musica come memoria e testimonianza

Il brano che più lo rappresenta è Mister (An Nassirya), scritto dopo la strage del 12 novembre 2003 in Iraq, dove persero la vita militari e civili italiani. Non è solo una canzone: è un tributo a chi non è tornato, un pezzo di vita vissuto sul campo.

Negli anni Lai ha continuato a dare voce a storie forti, come Safa’, ispirata a una bambina incontrata in missione.

Eventi e solidarietà

Lai ha calcato palchi importanti: Teatro Sistina di Roma, Gran Galà della Croce Rossa su Rai 1, Teatro Carani di Sassuolo.
Proprio qui, nel 2009, organizzò il gala “Water for Children” in favore dell’associazione Africa nel Cuore. Una serata con Nek, Katia Ricciarelli, Alberto Bertoli, Marco Baroni e tanti altri artisti, che unì musica e solidarietà per raccogliere fondi destinati alla costruzione di un pozzo a Rumuruti, in Kenya.

Collaborazioni artistiche

Negli ultimi anni ha stretto un legame musicale con Lucia Budroni, cantante e insegnante di yoga di Oschiri. Insieme, con Marco Baroni, hanno realizzato La mia meraviglia, accompagnata da un videoclip girato tra Porto San Paolo e Tula, diretto da Gianni Langiu. Un lavoro che unisce due voci e una terra comune: la Sardegna.

La canzone per Saman Abbas

Nel 2021 Lai era in servizio come addetto ai rilievi tecnico-scientifici durante le indagini sul femminicidio di Saman Abbas a Novellara.
Da quell’esperienza, vissuta in prima linea, è nato il brano Tra le rondini è il gelo, scritto con Marco Baroni. Una canzone che parla di libertà negata e speranza, con versi come “Ora sei rinata davvero”.

Novità in algherese con Franca Pinna

L’ultima tappa del percorso artistico di Lai è la collaborazione con Franca Pinna, una delle voci più autorevoli del folk sardo, per un brano in lingua algherese (Il videoclip ufficiale è disponibile su YouTube: guarda qui). Un omaggio alla città e alle sue radici, che segna anche l’inizio di un nuovo capitolo musicale.

Tra le rondini e il cielo

Astrella – “Estreglia”

La mia meraviglia