Open Città di Alghero, Matteo Mura e Sofia Brigatti conquistano il torneo

Nelle foto: La vincitrice del singolare femminile Sofia Brigatti.

Matteo Mura e Sofia Brigatti si sono aggiudicati il Torneo Open Città di Alghero.
Cinquanta gli iscritti nel tabellone maschile e venti nel femminile (numero chiuso) si sono dati battaglia sui campi in green set del Tc Alghero, nei tabelloni allestiti dal giudice arbitro Giovanni Delogu, coadiuvati da Rosi Delogu, Tiziana Solinas, Massimo Contini e Giuseppe Calise.
Nel tabellone maschile, l’alfiere della Torres Tennis si è imposto in finale con un doppio 6-1 sul “padrone di casa Tommaso Nurra.
Nel femminile, successo per la portacolori del Tc Cagliari, che ha superato 6-1, 6-4 Giorgia Cadoni (Ct Decimomannu).
Tra i Terza categoria maschili, altro successo in casa Mura, con il fratello minore Marco (Torres), che ha battuto 6-3, 6-4 Giacomo De Santis (Tc Tempio).
Per la Quarta categoria, vittorie per il milanese Francesco Brusati (6-4, 6-2 su Daniele Simbula, Tc Alghero) e per Laura Ciliano, che ha superato 7-6, 6-2 Greta Simbula in un derby targato “Tc Alghero”.

Alguerunners protagonista alla “Dal Mare alla Montagna”, Fenu conquista il podio

VILLANOVA MONTELEONE – Una giornata di grande sport, fatica ed emozioni alla “Dal Mare alla Montagna”, la gara organizzata da Sos Iddanoesos che ha visto al traguardo ben 166 atleti, regalando spettacolo e confronto agonistico fino agli ultimi metri.

A brillare per i colori dell’Alguerunners è stato soprattutto Giuseppe “Peppe” Fenu, autore di una splendida prestazione che gli è valsa il podio assoluto con il tempo di 1h15’41”, migliorando anche il proprio personale sul percorso.

La vittoria è andata a Edoardo Cittadini, della Cagliari Marathon, che ha chiuso in 1h11’40”. Terzo posto per Francesco Pinna, dell’Ampa Training, in 1h16’20”.

La classifica assoluta maschile ha visto dunque:

1° Edoardo Cittadini – Cagliari Marathon – 1h11’40”
2° Giuseppe Fenu – SM50, Alguerunners – 1h15’41”
3° Francesco Pinna – SM45, Ampa Training – 1h16’20”

Quarto classificato Andrea Mainas, tra i protagonisti delle fasi iniziali della corsa.

La gara è stata intensa fin dalle prime battute. Cittadini e Mainas hanno imposto subito un ritmo molto elevato, mentre alle loro spalle Fenu e Pinna cercavano di mantenere il contatto con la testa della corsa.

Per il portacolori dell’Alguerunners è arrivato così un altro risultato di grande prestigio, impreziosito dal miglioramento del proprio personale su un percorso impegnativo e selettivo.

La prestazione di Fenu ha coronato una giornata positiva per tutta la formazione Alguerunners.

Tra gli atleti in gara si sono distinti anche Daniela Monti, Francesco Priamo, Attilio D’Anzeo, Tommaso Trevisi e Andrea Fonnesu, protagonisti di prove di carattere su un tracciato duro e spettacolare.

Fondamentale anche il supporto lungo il percorso di Gianfranco Rosso, Gianni Cecconello e Margherita Pischedda, preziosi nell’incoraggiare e sostenere gli atleti durante i passaggi più impegnativi della gara.

A rendere ancora più significativa la giornata è stata infine la cerimonia di premiazione, alla presenza della presidente regionale FIDAL Manuela Caddeo.

Per l’Alguerunners, dunque, una trasferta da incorniciare: un podio assoluto, un nuovo personale e un gruppo capace ancora una volta di affrontare con determinazione una gara difficile e affascinante.

Una conferma dello spirito combattivo della squadra, che anche alla “Dal Mare alla Montagna” ha saputo lasciare il segno.

Franco Lai, da Alghero al titolo mondiale di Muay Thai

oltre un centinaio di combattimenti, quattro cinture, un solo desiderio: restare fuori dai riflettori.
Ci sono carriere sportive che diventano famose quasi quanto i risultati che le hanno costruite. E ce ne sono altre, forse ancora più affascinanti, che bisogna andare a cercare dietro le cinture, nelle fotografie di un altro tempo e nella memoria di chi quei ring li ha vissuti davvero. Siamo negli anni 90 e sotto le luci del Palazzetto dello Sport di Sassari, un algherese cresciuto tra Full Contact, Savate e Muay Thai conquista il titolo iridato professionisti. È la storia di Franco Lai: – campione del mondo professionisti di Muay Thay – un centinaio di combattimenti da dilettante e 42 da professionista, la maglia della Nazionale, un passaggio da atleta a coach azzurro — e una carriera vissuta quasi in silenzio.

C’è una sera, al Palazzetto dello Sport di Sassari “PalaSegni”, in cui la cintura del titolo mondiale professionisti di Muay Thai si tinge di un “giallorosso algherese”. Fuori dal ring, la sua Alghero e Sardegna tutta. Dentro, un avversario da battere. Quella sera Franco Lai diventa campione del mondo. E il giorno dopo, sui giornali, se ne parla poco.

Non è una stranezza. È la cifra di tutta la sua storia.

Algherese, atleta della Nazionale italiana, campione italiano, europeo, intercontinentale e infine mondiale professionisti: Franco Lai è stato uno dei protagonisti della generazione che ha costruito, mattone su mattone, la crescita della Muay Thai e degli sport da combattimento in Italia, in un’epoca in cui queste discipline erano ancora lontanissime dalla popolarità di oggi. Ed è anche uno degli atleti la cui notorietà pubblica racconta molto meno di quanto racconti il suo palmarès.

In parte per una ragione precisa: durante una fase importante della sua attività agonistica, la sua professione gli imponeva una particolare discrezione, incompatibile con l’esposizione mediatica che normalmente accompagna un atleta internazionale di fama come lo è un campione del mondo un campione europeo o un campione campione intercontinentale. Franco Lai ha conquistato tutte queste cinture. In parte per una ragione più semplice, che è lo stesso Lai a raccontare oggi: la notorietà, di per sé, non è mai stata ciò che cercava. C’erano gli allenamenti, gli avversari, i viaggi, la Nazionale, il prossimo incontro. Prima il ring e poi, eventualmente, tutto il resto.

Il risultato è quasi un paradosso: un campione del mondo che ha affrontato combattenti di mezzo pianeta, vestito la maglia azzurra e conquistato quattro titoli, rimasto meno conosciuto dal grande pubblico di quanto la sua carriera meriterebbe.

Oltre cento combattimenti, prima ancora delle cinture

Per capire la dimensione reale di questa carriera non basta fermarsi alle cinture. Bisogna guardare ai numeri che le hanno rese possibili.

Franco Lai ricorda di aver disputato circa un centinaio di combattimenti da dilettante, ai quali si aggiungono 42 incontri da professionista Classe A. È un patrimonio agonistico costruito round dopo round, attraverso discipline diverse: Full Contact, Kickboxing sotto l’egida WKA, Savate e infine, sempre più decisamente, la Muay Thai, lo sport nel quale avrebbe raggiunto i risultati più prestigiosi.

Dietro una cintura mondiale, in altre parole, non c’è mai un fatto isolato. Ci sono anni di preparazione, di viaggi, di vittorie e sconfitte, di palestre e sacrifici, di avversari affrontati e dimenticati e altri mai dimenticati. La cintura è il vertice di una montagna che si è cominciato a scalare molto tempo prima.

Ed è anche il racconto di un’epoca particolare degli sport da combattimento italiani, in cui i confini tra le diverse discipline erano tutt’altro che rigidi. Molti dei protagonisti di quella stagione — una generazione cresciuta tra Karate Contact, Full Contact, Kickboxing e infine Muay Thai — passarono attraverso specialità differenti prima di trovare una propria identità tecnica definitiva. Si combatteva, ci si confrontava, si imparava attraverso regolamenti e scuole diverse, spesso senza sapere in anticipo dove tutto quel percorso avrebbe portato. Non esisteva ancora la struttura di oggi: per emergere bisognava viaggiare, cercare avversari, convincere organizzatori e palestre a credere in discipline che stavano ancora conquistando il proprio spazio nel panorama sportivo nazionale. Non c’erano social network, piattaforme video, la possibilità di trasformare un incontro disputato la sera in un fenomeno virale la mattina dopo. Lai appartiene per intero a quella generazione — insieme a nomi e scuole che hanno lasciato un segno nella storia italiana degli sport da combattimento, come Roberto Fragale, Marco De Cesaris, Stefano Giannessi, Flavio Galessi e Giorgio Perreca.

Fu proprio con la scuola pisana di Roberto Fragale che la carriera di Lai si intrecciò in modo significativo: la documentazione storica della scuola ricorda le conquiste delle corone professionistiche WAKO ottenute da Franco Lai nel 1999, collocandolo tra gli atleti protagonisti della crescita internazionale di quell’esperienza.

Gli avversari: dalla Thailandia all’élite europea

In quel centinaio abbondante di combattimenti, Lai affrontò avversari provenienti da molte parti del mondo. Thailandesi compresi. E tra i grandi fighters europei incrociati sul ring restano, negli archivi e nella memoria, nomi come Marino De Florin, François Pennacchio, Benatia Mustafa e Phipps Nurce — oltre a molti altri avversari di cui, dopo tanti anni e tanti round, non si conserva più con precisione ogni dettaglio.

Basta il nome di François Pennacchio, da solo, a far comprendere il livello di quella scena internazionale: il francese è stato campione mondiale di Savate e più volte campione mondiale di Kickboxing, protagonista negli anni Novanta di incontri contro alcuni dei nomi più importanti della propria generazione. Non erano, quelli di Lai, semplici incontri. Erano confronti con l’élite europea e mondiale degli sport da combattimento.

Tra questi, uno resta documentato con particolare precisione: nel 1997, in Sardegna, Lai affrontò il francese Tidiani Biga, con in palio il titolo europeo WAKO Pro. Biga apparteneva a una scuola francese di altissimo livello e sarebbe diventato, di lì a poco, campione europeo e mondiale. Fu un confronto internazionale di grande livello, terminato con la vittoria del francese. Anche una notte senza cintura, però, può raccontare la grandezza di una carriera: perché il valore di un combattente non si misura solo nei titoli conquistati, ma anche nella qualità degli uomini che ha accettato di affrontare. E negli anni, Franco Lai ne affrontò molti.

Dalla Nazionale al titolo mondiale

Il passaggio alla dimensione internazionale portò Lai a vestire la maglia della Nazionale italiana di Muay Thai. Anche qui il suo nome resta negli archivi: con l’Italia conquistò una medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali dilettanti, entrando nel gruppo di atleti che contribuirono ai primi risultati internazionali della Nazionale italiana della disciplina.

Poi arrivò il professionismo, e con esso una progressione netta: il titolo italiano, quello europeo, la corona intercontinentale WAKO Pro nei 71 kg e infine il traguardo più importante, il titolo di Campione del Mondo WAKO Pro nei 71 kg. Gli archivi storici della scuola di Marco De Cesaris indicano Franco Lai come campione mondiale e intercontinentale professionisti nei 71 chilogrammi. Il racconto di un percorso che parte da Alghero fino ad arrivare al vertice internazionale della disciplina.

La Sardegna intorno al ring, Alghero nel cuore

C’è però un elemento che rende questa storia ancora più particolare. Lai ha combattuto lontano, ha affrontato avversari stranieri, ha vestito i colori della Nazionale: una carriera che, per definizione, ha sempre superato i confini della Sardegna. Eppure il legame con la sua terra non si è mai spezzato. Quando le condizioni lo permettevano, era proprio la Sardegna a diventare il luogo in cui disputare alcuni degli incontri destinati a segnare la sua carriera. E non furono incontri qualsiasi.

Al Palazzetto dello Sport di Porto Torres, Franco Lai conquistò il titolo intercontinentale professionisti. Al Palazzetto dello Sport di Sassari arrivò il combattimento più importante: quello per il titolo mondiale professionisti. Sul ring, quella sera, c’era in palio una cintura iridata. Intorno al ring, c’era la sua Sardegna.

Non è soltanto un dettaglio geografico. Per un atleta significa affrontare uno dei momenti decisivi della propria carriera sapendo che, a pochi metri, c’è la gente della propria terra. Significa aver viaggiato abbastanza da conoscere il mondo e, quando arriva l’occasione di giocarsi la cintura più importante, scegliere comunque di farlo anche davanti a casa. Un algherese diventato campione del mondo in Sardegna: la Sardegna intorno al ring, Alghero nel cuore.

Da atleta della Nazionale a coach della Nazionale

Arriva poi, nella vita di quasi tutti i grandi sportivi, un momento in cui il significato di ciò che hanno imparato comincia a cambiare: non serve più soltanto a vincere, comincia a servire a insegnare.

Franco Lai è passato così dal rappresentare la Nazionale italiana sul ring al lavorare come coach della stessa Nazionale di Muay Thai.

Ricorda in particolare l’esperienza degli Europei di Caorle e quella vissuta con la rappresentativa italiana a Bangkok, nella patria della disciplina — le date esatte di queste tappe meritano ancora una ricostruzione documentale definitiva, ma il significato sportivo è già chiaro. Prima atleta azzurro, scelto per combattere. Poi uomo chiamato ad accompagnare e preparare altri atleti azzurri, scelto per ciò che aveva imparato combattendo. È uno dei passaggi che raccontano meglio l’evoluzione di questa carriera.

Il maestro, i libri, l’eredità

La stessa logica ha accompagnato Lai negli anni successivi. Terminata l’attività agonistica, non ha abbandonato la disciplina: lo ritroviamo come maestro di Muay Thai a Livorno, impegnato nella formazione di nuove generazioni di praticanti e atleti. Nel 2019 la stampa livornese lo presentava ancora come 13° Khan, campione italiano, europeo e pluricampione mondiale WAKO Pro, attivo nell’insegnamento e nella diffusione della cultura della Muay Thai.

A questo capitolo se ne aggiunge un altro, meno conosciuto: il lavoro editoriale e tecnico svolto accanto al maestro Marco De Cesaris, uno dei pionieri italiani della disciplina.

Lai ricorda di aver partecipato alla realizzazione di un volume sulla Muay Thai, pubblicato in lingua inglese e italiana e ristampato più volte — Lezioni di Muay Thai: Thai Boxing.

L’esperienza di Lai, insomma, non si è mai fermata al ring: è diventata insegnamento, formazione, trasmissione tecnica.

Il campione che non cercava i riflettori

Siamo abituati oggi a misurare la grandezza sportiva anche attraverso la notorietà: follower, interviste, video, sponsor, presenza mediatica costante. Franco Lai appartiene a un’altra epoca, e per molti aspetti a un’altra concezione dello sport. Durante una parte della carriera non poteva esporsi troppo, per le ragioni legate alla sua professione. E quando avrebbe potuto farlo, semplicemente, non era ciò che gli interessava di più.

Questa distanza dai riflettori può aver contribuito a rendere il suo nome meno conosciuto di quanto le dimensioni reali della sua carriera meriterebbero. Ma non cambia ciò che è accaduto. Anzi, forse rende ancora più necessario raccontarlo.

Perché questa non è soltanto la storia di un atleta che ha vinto delle cinture. È la storia di un algherese che ha disputato oltre cento combattimenti tra dilettantismo e professionismo, affrontato fighters provenienti da tutto il mondo — thailandesi compresi —, vestito i colori della Nazionale italiana, conquistato titoli internazionali e raggiunto il titolo mondiale professionisti. È la storia di un combattente che ha scelto, quando possibile, di portare alcune delle sfide più importanti proprio nella sua terra: a Porto Torres campione intercontinentale, a Sassari campione del mondo. Ed è, infine, la storia di un passaggio dall’altra parte delle corde: da atleta della Nazionale a coach della Nazionale, da combattente a maestro, dal patrimonio personale di esperienza alla volontà di trasmetterlo agli altri.

È forse questo che distingue una grande carriera da un semplice palmarès. Le cinture raccontano ciò che un atleta ha vinto. Quello che lascia agli altri racconta ciò che è diventato.

Riportare oggi alla luce la storia di Franco Lai non significa indulgere nella nostalgia. Significa restituire ad Alghero e alla Sardegna una pagina della propria memoria sportiva. Perché prima dei social, prima dei video virali, molto prima che gli sport da combattimento diventassero quello che conosciamo oggi, un algherese saliva sui ring italiani e internazionali, affrontava i migliori della propria generazione e arrivava fino al titolo mondiale. Senza troppo rumore. Senza inseguire i riflettori.

La Sardegna intorno al ring. Alghero nel cuore.

Le cinture passano di mano.

I riflettori prima o poi si spengono.

Gli anni corrono.

La storia, invece, resta.

E una pagina di quella storia porta il nome di Franco Lai.

Melis e Simbula vincono il tradizionale Doppio Giallo del Tc Alghero

Nella foto: Flavio Melis e Daniele Simbula premiati dai componenti del Direttivo Stefano Serra e Gabriella Senatore.

Flavio Melis e Daniele Simbula si aggiudicano il tradizionale Doppio Giallo disputato sui campi del Tennis Club Alghero, nella struttura di Maria Pia.

Sono stati ben 44 i soci che hanno preso parte alla manifestazione, confrontandosi sui campi in green set del circolo in una giornata caratterizzata da competizione, divertimento e spirito di condivisione.

Il tabellone, allestito dal giudice arbitro Giuseppe Calise, ha accompagnato i partecipanti fino alle fasi conclusive del torneo. In finale Melis e Simbula hanno avuto la meglio su Antonello Brancati e Matteo Sori, conquistando così il successo nell’edizione di quest’anno.

La numerosa partecipazione ha confermato ancora una volta l’interesse dei soci per uno degli appuntamenti tradizionali dell’attività del Tc Alghero, capace di riunire sui campi di Maria Pia tanti appassionati del circolo.

Al termine degli incontri si è svolta la premiazione dei vincitori, affidata ai componenti del Direttivo Stefano Serra e Gabriella Senatore.

Tc Alghero, una squadra da A1. Fois: «Possiamo puntare alla promozione»

Nella foto: il presidente del Tc Alghero Fabio Fois (foto Antonio Burruni)

«Non ci si può nascondere dietro un dito. Abbiamo una squadra decisamente competiva, con giocatori di classifica mondiale importante: la speranza è quella di portare la squadra in A1. Ma se non ci si dovesse riuscire, non sarebbe un dramma, perchè nello sport non si può mai dire. Sicuramente la squadra è competitiva». Nelle parole del presidente del Tc Alghero Fabio Fois, tutta la fiducia nel suo staff e nel lavoro svolto finora, e la speranza di spingere la squadra della città ancora più in alto.
In autunno, prenderà il via il campionato nazionale di Serie A2 di tennis a squadre, con il Tc Alghero ai nastri di partenza.
Diverse novità nel roster algherese, guidato da capita Gino Asara. Tra gli italiani, al confermato Gabriele Maria Noce (classifica operativa italiana 2.2, numero 850 della classifica mondiale in singolare e 821in doppio ), si aggiungono i neoacquisti Fabrizio Andaloro (1.19, 516 Atp in singolare e 638 in doppio), Gabriele Pennaforti (2.2, 790 in singolare)
Novità anche nella batteria degli stranieri. Con il francese Calvin Hemery (2.1, 318 in singolare, ma 116 otto anni fa, e 989 in doppio) e il tennista dello Zimbabwe Benjamin Lock (2.2, con un passato da 309 in singolare e 154 in doppio) arrivano a Maria Pia anche il francese Cyril Vandermeersch (2.2, 427 in singolare e 790 in doppio) e Ariel Behar Krell (2.3, 101 in doppio, ma 34 due anni fa), fresco reduce dalla vittoria in doppio contro gli azzurri Bolelli/Vavassori che lo ha issato fino alla semifinale di Washington la scorsa settimana.
Un gradito ritorno in maglia algherese è quella di Lorenzo Carboni (2.1, 481 in singolare e 568 in doppio), che potrà essere schierato come “vivaio” assieme a Luca Fasciani (2.7), Michele Fois (2.8), Nicolò Serra (2.8), Francesco Marras (3.3), Fabiano Fois (3.3) e Lorenzo Marras (3.4).
«L’inserimento di Carboni parte da lontano – spiega Fois – Lorenzo, giustamente, negli anni precedenti ha preferito militare in una squadra di serie A, anche a livello contrattuale. Quest’anno, finalmente, siamo riusciti ad averlo con noi. L’accordo che abbiamo chiuso non ci garantisce la presenza in tutte la partite, ma in una parte dei match del girone di qualificiazione e in tutti quelli degli eventuali playoff-promozione».
«Più di così credo che non si possa fare. Abbiamo dimostrato nel tempo di essere un circolo solido e competente. Speriamo che la fortuna ci aiuti», sottolinea il presidente del circolo algherese, che chiosa con un pensiero sull’impianto di gara: «La speranza è quella di riuscire a giocare tutte le partite casalinghe ad Alghero. Ma purtroppo con il campo coperto siamo un po’ in alto mare, quindi siamo in attesa della deroga per giocare nell’indoor del Tc Porto Torres in caso di brutto tempo».

Tennis giovanile, spettacolo al Tc Alghero


Si è conclusa domenica la sesta tappa regionale del Circuito Youth challenge by Head con 126 giovani atleti in campo

Sono stati ben 126 i giovani atleti che per una settimana si sono dati battaglia sui campi in green set del Tc Alghero per la sesta tappa regionale del Circuito Youth challenge by Head.
Otto i tabelloni allestiti dai giudici arbitro Giovanni Delogu e Giuseppe Calise, coadiuvati dagli assistenti Tiziana Solinas, Rosella Delogu e Massimo Contini.

Ecco vincitori e finalisti.
Under 10 maschile: Federico Cuccuru (Tc Porto Torres) b. Filippo Sanna (Tc Portisco).
Under 10 femminile: Viola Biagini (Tc Cagliari) b. Aurora Beretta (Sport Rend Milano).
Under 12 maschile: Enrique Capelli (Junior Tennis Stintino) b. Francesco Cuccureddu (Tc Alghero).
Under 12 femminile: Greta Simbula (Tc Alghero) b. Ginevra Demontis (Accademia Tennis Sassari).
Under 14 maschile: Francesco Marras (Tc Alghero) b. Antonio Soggiu (Tc Alghero).
Under 14 femminile: Karol Urru (Tc Porto Torres) b. Greta Palermo (Cus Sassari).
Under 16 maschile: Mattia Cabeccia (Torres Tennis) b. Italo Spano Torres Sassari).
Under 16 femminile: Karol Urru (Tc Porto Torres) b. Serena Cimino (Tc Alghero).

Nella foto: Premiazione per Greta Simbula e Ginevra Demontis

Alberto Sale si aggiudica il Torneo Tpra Road to Torino

Nella foto: Il vincitore Alberto Sale, il giudice arbitro Giuseppe Calise e il finalista Gianni Occhioni

Alberto Sale si aggiudica il Torneo Tpra Road to Torino, disputato la scorsa settimana sui campi del Tc Alghero.
L’alfiere del Tc Porto Torres si è imposto 6-4, 6-1 in finale sul “padrone di casa” Gianni Occhioni.
Stop in semifinale per altri due portacolori del Tc Alghero, Pietro Saba e Giovanni Delrio.
Ottimo, come sempre, il lavoro del giudice arbitro Giuseppe Calise.
Prossimo appuntamento sul green set algherese a metà luglio, per il torneo regionale giovanile “Under by Head”.

Marcello Manca all’IPIA di Alghero: una mattinata tra studenti e sport

Mercoledì mattina Marcello Manca, campione del mondo di free boxe, è stato ospite dell’IPIA di Alghero. Ha incontrato insegnanti e studenti, si è seduto con loro, ha parlato. Niente palco, niente microfono ufficiale.

L’iniziativa è venuta dalla scuola. Manca ha accettato e si è presentato. Dopo l’incontro ha scritto un messaggio sui social ringraziando l’istituto per l’accoglienza e dicendo che porterà la giornata con sé “con grande affetto”.

Con i ragazzi si è parlato soprattutto di quello che succede prima di una vittoria. Gli allenamenti, le rinunce, i periodi in cui le cose non vanno. Manca ha raccontato anche alcuni passaggi del match mondiale, quelli che i presenti gli hanno chiesto di ripercorrere. I ragazzi hanno fatto domande. L’atmosfera, a quanto si capisce, era abbastanza informale.

Non è la prima volta che un atleta passa nelle scuole della zona. Di solito queste visite durano un’ora, al massimo un’ora e mezza, e poi ognuno torna alla propria giornata. Questa, almeno dalle parole di chi era presente, sembra sia andata bene.

Santa Maria La Palma Corre, quinta edizione da oltre 230 partecipanti tra corsa, camminata e sapori del territorio

Domenica 24 maggio la borgata ha ospitato la gara podistica sui 13 chilometri e la camminata di 6 km. Sul podio Giuseppe Fenu, Giuseppe Corda, Angelo Canu, Anna Maria Ballone, Michela Pensè e Tiziana Camedda. L’assessore Daga in gara con il pettorale numero 3, e tre bambini: Riccardo Perino, Gabriele Ruiu e Gabriele Carta, tra i protagonisti della giornata.

C’era il sole, c’era il caldo tipico di fine maggio, e c’erano oltre 230 persone pronte a correre o camminare per le strade di Santa Maria La Palma. Domenica 24 maggio è andata in scena la quinta edizione della Santa Maria La Palma Corre, appuntamento ormai consolidato nel calendario sportivo della borgata algherese, organizzato dal Comitato di borgata con la partecipazione delle istituzioni cittadine e il sostegno della comunità locale.

Una manifestazione che, edizione dopo edizione, ha trovato una sua identità precisa: non una gara di élite, non una macchina organizzativa fredda e distante, ma qualcosa di più vicino a una festa di paese con le scarpe da corsa. E anche stavolta ha funzionato.

Duecento e più, tra corsa e camminata

Gli iscritti complessivi hanno superato quota 230, distribuiti tra la prova podistica competitiva sui 13 chilometri e la camminata non competitiva di 6 km. Quest’ultima ha registrato una partecipazione significativa — oltre 100 persone — a conferma che la Santa Maria La Palma Corre non è solo una questione di cronometro. Famiglie, cittadini, appassionati di passeggiate e semplici curiosi hanno scelto di esserci, a modo loro. Ed è una delle cose che rendono questo appuntamento diverso da molte altre gare podistiche del territorio.

Il caldo si è fatto sentire fin dalle prime ore della mattina, ma non ha tolto nulla alla voglia di partecipare. Anzi, c’era un’atmosfera rilassata e positiva, quella che si trova negli eventi che funzionano non perché tutto è perfetto, ma perché la gente ci crede davvero.

Le istituzioni in campo, nel senso letterale

Alla partenza erano presenti il sindaco di Alghero Raimondo Cacciotto e il presidente del Consiglio comunale Mimmo Pirisi, che ha dato lo starter ufficiale alla gara. Presenze istituzionali attese, ma non formali: in una manifestazione come questa, essere lì vuol dire qualcosa.

Il caso più parlato della mattinata, però, è stato un altro. L’assessore allo Sport Enrico Daga si è presentato alla partenza con il pettorale numero 3 e le scarpe da corsa ai piedi, e ha affrontato il percorso da 13 chilometri insieme agli altri atleti. L’invito a partecipare gli era stato rivolto pubblicamente da Amabile Simbula durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento. Daga non si è tirato indietro. Un gesto semplice, che non ha bisogno di grandi commenti: in una gara popolare, un amministratore che scende in campo vale più di qualsiasi discorso ufficiale.

I risultati della gara

Sul piano sportivo, nella prova maschile sui 13 chilometri ha vinto Giuseppe Fenu, precedendo Giuseppe Corda e Angelo Canu.

In campo femminile il primo posto è andato ad Anna Maria Ballone e Michela Pensè che hanno tagliato il traguardo insieme seguite da Tiziana Camedda.

Classifiche brevi, ma meritate. In una gara di questo tipo, dove il confine tra agonismo e partecipazione è sottile, arrivare al traguardo è già un risultato.

Riccardo Perino, Gabriele Ruiu e Gabriele Carta,: i più piccoli sul percorso

Uno dei momenti più apprezzati della giornata è stato vedere tre bambini — Gabriele, Riccardo e l’altro Gabriele — cimentarsi con il percorso da 13 chilometri. Non erano lì per vincere, naturalmente. Ma erano lì, e questo basta. In un’epoca in cui i bambini faticano sempre più a staccarsi dagli schermi, vederli su un percorso di gara, con le gambe in movimento e il fiatone, fa un certo effetto. Per loro va un applauso a parte, indipendente da qualsiasi classifica. Sono loro, in fondo, il futuro di questo appuntamento.

Il terzo tempo, quello che resta

A manifestazione conclusa, è arrivato il momento forse più atteso da molti: il cosiddetto terzo tempo, con i prodotti del territorio a fare da protagonisti. Fragole, pomodorini, vini, miele e altre eccellenze dell’agro algherese hanno animato il momento conviviale che ha chiuso la mattinata. Niente di elaborato, niente di artificioso: solo buon cibo locale, qualche chiacchiera sulla gara appena finita e la soddisfazione di chi ha partecipato a qualcosa che vale la pena fare.

Ha chiuso in bellezza anche l’estrazione finale di prodotti locali, che ha coinvolto i partecipanti e ribadito — se ce ne fosse ancora bisogno — il legame stretto tra questa manifestazione e il territorio che la ospita.

Alla prossima

Alla fine della mattinata, tra chi si asciugava il sudore e chi già riprendeva fiato attorno ai tavoli, il commento più ricorrente era già uno: ci vediamo alla sesta. Perché quando una cosa funziona davvero, non serve aggiungere molto altro.

Quinta edizione della gara di Santa Maria La Palma: domenica 24 maggio si corre attorno al lago di Baratz

Partenza alle 9.30. Due percorsi: camminata di 6 km e corsa di 13 km. Iscrizioni aperte, modulo in fondo all’articolo.

La notizia utile prima di tutto: domenica 24 maggio 2026, alle 9.30, si disputa la quinta edizione della gara podistica organizzata dal Comitato di Borgata di Santa Maria La Palma. Due percorsi vicino al lago di Baratz, uno da 6 chilometri aperto a tutti e uno da 13 per chi vuole qualcosa di più impegnativo. Le iscrizioni sono già aperte e il modulo si può scaricare in fondo a questo articolo.

La manifestazione è stata presentata ieri pomeriggio nella sala consiliare del Comune di Alghero, a Villa Maria Pia. Una conferenza stampa partecipata, con il sindaco Raimondo Cacciotto, il presidente del Consiglio comunale Mimmo Pirisi, l’assessore allo Sport Enrico Daga e il presidente del Comitato di Borgata Amabile Simbula accompagnato dai consiglieri del CDB Giorgio Meloni e Mario Nonne.

La conferenza stampa:

La presentazione ha seguito il formato classico delle conferenze istituzionali: tavolo, microfono, interventi in sequenza. Ma al di là della forma, i contenuti hanno confermato che attorno a questa gara c’è un interesse reale, non solo di facciata.

Il sindaco Cacciotto ha aperto i lavori inserendo l’appuntamento nel quadro più ampio di quello che ha definito uno “straordinario 2026” per Alghero. Ha ricordato di aver partecipato alle premiazioni dell’edizione precedente e di essere rimasto colpito dall’atmosfera: famiglie, volontari, corridori, un clima che raramente si trova negli eventi sportivi più strutturati. Ha ringraziato Amabile Simbula, gli sponsor e chi ha lavorato all’organizzazione — e non si è trattato di un ringraziamento di circostanza, almeno a giudicare dal tono.

Mimmo Pirisi, presidente del Consiglio comunale, ha invitato i cittadini a partecipare, sottolineando che la gara è anche un modo per conoscere l’agro algherese, quei pezzi di territorio che restano spesso fuori dai circuiti più frequentati. Una mattinata all’aperto, accessibile a grandi e piccoli, che porta le persone in luoghi altrimenti poco raccontati.

L’assessore allo Sport Enrico Daga ha inquadrato l’evento nella vocazione naturale del territorio per gli sport outdoor, sottolineando come appuntamenti di questo tipo contribuiscano a mettere in valore l’agro algherese non soltanto nei mesi estivi.

Le pettorine ufficiali.

A chiudere la conferenza stampa, un momento più informale. Amabile Simbula ha consegnato le pettorine ufficiali della gara ai rappresentanti istituzionali presenti: il sindaco Cacciotto ha ricevuto il numero 1, il presidente del Consiglio Pirisi il numero 2, l’assessore allo Sport Daga il numero 3. Un gesto simbolico, ma che dice qualcosa sul tono della manifestazione: non solo dichiarazioni d’intenti, ma un invito concreto a esserci, domenica mattina, ai blocchi di partenza.

Il Comitato di Borgata e la crescita della manifestazione.

Il cuore della conferenza, però, era Amabile Simbula. È lui il presidente del Comitato di Borgata di Santa Maria La Palma, ed è dalla sua realtà che questa gara è nata e cresciuta nel tempo.

Cinque edizioni non si mettono in piedi per caso. Simbula e Nonne hanno ripercorso il percorso della manifestazione: un’idea locale, nata in borgata, che anno dopo anno ha allargato il raggio fino ad avere una partecipazione di respiro regionale.

Non è una cosa scontata – aggiunge Giorgio Meloni -dietro ci sono riunioni, permessi, telefonate, volontari da coordinare, sponsor da convincere, logistica da gestire. Tutto questo con le risorse e le energie di un comitato di borgata, non di una struttura professionale. Il risultato, alla quinta edizione, è un evento che funziona. Che porta persone a Santa Maria La Palma, che muove famiglie, che fa conoscere un territorio spesso trascurato dai riflettori. Non serve enfatizzare: i numeri delle edizioni precedenti parlano da soli.

Il territorio come protagonista: Baratz, la Cantina, l’agro.

Uno degli elementi che distingue questa gara da una semplice corsa domenicale è il contesto in cui si svolge. I percorsi si sviluppano vicino al lago di Baratz, in un’area di notevole interesse ambientale e paesaggistico. Sei chilometri per chi cammina, tredici per chi corre: in entrambi i casi, si parla di un tracciato che vale la pena fare anche solo per i luoghi che attraversa.

Ma c’è di più. Il passaggio dalla Cantina Santa Maria La Palma è diventato uno degli elementi caratteristici della manifestazione. Sport e produzione locale si incontrano nello stesso spazio, senza forzature. Non è un gadget promozionale: è la realtà dell’agro algherese che entra direttamente nell’evento. Chi partecipa non solo corre o cammina — attraversa un pezzo di territorio vivo, fatto di vigne, di lago, di borgata.

È questo, probabilmente, il motivo per cui la gara continua a crescere. Non si tratta solo di cronometri e classifiche. È un appuntamento che racconta Santa Maria La Palma e l’agro algherese in modo diretto, concreto, senza bisogno di dépliant.

Come partecipare

L’appuntamento è fissato per domenica 24 maggio 2026, con partenza alle 9.30. I due percorsi sono la camminata di 6 chilometri, aperta a tutti senza particolari requisiti agonistici, e la corsa di 13 chilometri per chi vuole misurarsi su un tracciato più lungo.

Le iscrizioni sono già aperte. Il modulo è disponibile in fondo a questo articolo.