Franco Lai, da Alghero al titolo mondiale di Muay Thai

oltre un centinaio di combattimenti, quattro cinture, un solo desiderio: restare fuori dai riflettori.
Ci sono carriere sportive che diventano famose quasi quanto i risultati che le hanno costruite. E ce ne sono altre, forse ancora più affascinanti, che bisogna andare a cercare dietro le cinture, nelle fotografie di un altro tempo e nella memoria di chi quei ring li ha vissuti davvero. Siamo negli anni 90 e sotto le luci del Palazzetto dello Sport di Sassari, un algherese cresciuto tra Full Contact, Savate e Muay Thai conquista il titolo iridato professionisti. È la storia di Franco Lai: – campione del mondo professionisti di Muay Thay – un centinaio di combattimenti da dilettante e 42 da professionista, la maglia della Nazionale, un passaggio da atleta a coach azzurro — e una carriera vissuta quasi in silenzio.

C’è una sera, al Palazzetto dello Sport di Sassari “PalaSegni”, in cui la cintura del titolo mondiale professionisti di Muay Thai si tinge di un “giallorosso algherese”. Fuori dal ring, la sua Alghero e Sardegna tutta. Dentro, un avversario da battere. Quella sera Franco Lai diventa campione del mondo. E il giorno dopo, sui giornali, se ne parla poco.

Non è una stranezza. È la cifra di tutta la sua storia.

Algherese, atleta della Nazionale italiana, campione italiano, europeo, intercontinentale e infine mondiale professionisti: Franco Lai è stato uno dei protagonisti della generazione che ha costruito, mattone su mattone, la crescita della Muay Thai e degli sport da combattimento in Italia, in un’epoca in cui queste discipline erano ancora lontanissime dalla popolarità di oggi. Ed è anche uno degli atleti la cui notorietà pubblica racconta molto meno di quanto racconti il suo palmarès.

In parte per una ragione precisa: durante una fase importante della sua attività agonistica, la sua professione gli imponeva una particolare discrezione, incompatibile con l’esposizione mediatica che normalmente accompagna un atleta internazionale di fama come lo è un campione del mondo un campione europeo o un campione campione intercontinentale. Franco Lai ha conquistato tutte queste cinture. In parte per una ragione più semplice, che è lo stesso Lai a raccontare oggi: la notorietà, di per sé, non è mai stata ciò che cercava. C’erano gli allenamenti, gli avversari, i viaggi, la Nazionale, il prossimo incontro. Prima il ring e poi, eventualmente, tutto il resto.

Il risultato è quasi un paradosso: un campione del mondo che ha affrontato combattenti di mezzo pianeta, vestito la maglia azzurra e conquistato quattro titoli, rimasto meno conosciuto dal grande pubblico di quanto la sua carriera meriterebbe.

Oltre cento combattimenti, prima ancora delle cinture

Per capire la dimensione reale di questa carriera non basta fermarsi alle cinture. Bisogna guardare ai numeri che le hanno rese possibili.

Franco Lai ricorda di aver disputato circa un centinaio di combattimenti da dilettante, ai quali si aggiungono 42 incontri da professionista Classe A. È un patrimonio agonistico costruito round dopo round, attraverso discipline diverse: Full Contact, Kickboxing sotto l’egida WKA, Savate e infine, sempre più decisamente, la Muay Thai, lo sport nel quale avrebbe raggiunto i risultati più prestigiosi.

Dietro una cintura mondiale, in altre parole, non c’è mai un fatto isolato. Ci sono anni di preparazione, di viaggi, di vittorie e sconfitte, di palestre e sacrifici, di avversari affrontati e dimenticati e altri mai dimenticati. La cintura è il vertice di una montagna che si è cominciato a scalare molto tempo prima.

Ed è anche il racconto di un’epoca particolare degli sport da combattimento italiani, in cui i confini tra le diverse discipline erano tutt’altro che rigidi. Molti dei protagonisti di quella stagione — una generazione cresciuta tra Karate Contact, Full Contact, Kickboxing e infine Muay Thai — passarono attraverso specialità differenti prima di trovare una propria identità tecnica definitiva. Si combatteva, ci si confrontava, si imparava attraverso regolamenti e scuole diverse, spesso senza sapere in anticipo dove tutto quel percorso avrebbe portato. Non esisteva ancora la struttura di oggi: per emergere bisognava viaggiare, cercare avversari, convincere organizzatori e palestre a credere in discipline che stavano ancora conquistando il proprio spazio nel panorama sportivo nazionale. Non c’erano social network, piattaforme video, la possibilità di trasformare un incontro disputato la sera in un fenomeno virale la mattina dopo. Lai appartiene per intero a quella generazione — insieme a nomi e scuole che hanno lasciato un segno nella storia italiana degli sport da combattimento, come Roberto Fragale, Marco De Cesaris, Stefano Giannessi, Flavio Galessi e Giorgio Perreca.

Fu proprio con la scuola pisana di Roberto Fragale che la carriera di Lai si intrecciò in modo significativo: la documentazione storica della scuola ricorda le conquiste delle corone professionistiche WAKO ottenute da Franco Lai nel 1999, collocandolo tra gli atleti protagonisti della crescita internazionale di quell’esperienza.

Gli avversari: dalla Thailandia all’élite europea

In quel centinaio abbondante di combattimenti, Lai affrontò avversari provenienti da molte parti del mondo. Thailandesi compresi. E tra i grandi fighters europei incrociati sul ring restano, negli archivi e nella memoria, nomi come Marino De Florin, François Pennacchio, Benatia Mustafa e Phipps Nurce — oltre a molti altri avversari di cui, dopo tanti anni e tanti round, non si conserva più con precisione ogni dettaglio.

Basta il nome di François Pennacchio, da solo, a far comprendere il livello di quella scena internazionale: il francese è stato campione mondiale di Savate e più volte campione mondiale di Kickboxing, protagonista negli anni Novanta di incontri contro alcuni dei nomi più importanti della propria generazione. Non erano, quelli di Lai, semplici incontri. Erano confronti con l’élite europea e mondiale degli sport da combattimento.

Tra questi, uno resta documentato con particolare precisione: nel 1997, in Sardegna, Lai affrontò il francese Tidiani Biga, con in palio il titolo europeo WAKO Pro. Biga apparteneva a una scuola francese di altissimo livello e sarebbe diventato, di lì a poco, campione europeo e mondiale. Fu un confronto internazionale di grande livello, terminato con la vittoria del francese. Anche una notte senza cintura, però, può raccontare la grandezza di una carriera: perché il valore di un combattente non si misura solo nei titoli conquistati, ma anche nella qualità degli uomini che ha accettato di affrontare. E negli anni, Franco Lai ne affrontò molti.

Dalla Nazionale al titolo mondiale

Il passaggio alla dimensione internazionale portò Lai a vestire la maglia della Nazionale italiana di Muay Thai. Anche qui il suo nome resta negli archivi: con l’Italia conquistò una medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali dilettanti, entrando nel gruppo di atleti che contribuirono ai primi risultati internazionali della Nazionale italiana della disciplina.

Poi arrivò il professionismo, e con esso una progressione netta: il titolo italiano, quello europeo, la corona intercontinentale WAKO Pro nei 71 kg e infine il traguardo più importante, il titolo di Campione del Mondo WAKO Pro nei 71 kg. Gli archivi storici della scuola di Marco De Cesaris indicano Franco Lai come campione mondiale e intercontinentale professionisti nei 71 chilogrammi. Il racconto di un percorso che parte da Alghero fino ad arrivare al vertice internazionale della disciplina.

La Sardegna intorno al ring, Alghero nel cuore

C’è però un elemento che rende questa storia ancora più particolare. Lai ha combattuto lontano, ha affrontato avversari stranieri, ha vestito i colori della Nazionale: una carriera che, per definizione, ha sempre superato i confini della Sardegna. Eppure il legame con la sua terra non si è mai spezzato. Quando le condizioni lo permettevano, era proprio la Sardegna a diventare il luogo in cui disputare alcuni degli incontri destinati a segnare la sua carriera. E non furono incontri qualsiasi.

Al Palazzetto dello Sport di Porto Torres, Franco Lai conquistò il titolo intercontinentale professionisti. Al Palazzetto dello Sport di Sassari arrivò il combattimento più importante: quello per il titolo mondiale professionisti. Sul ring, quella sera, c’era in palio una cintura iridata. Intorno al ring, c’era la sua Sardegna.

Non è soltanto un dettaglio geografico. Per un atleta significa affrontare uno dei momenti decisivi della propria carriera sapendo che, a pochi metri, c’è la gente della propria terra. Significa aver viaggiato abbastanza da conoscere il mondo e, quando arriva l’occasione di giocarsi la cintura più importante, scegliere comunque di farlo anche davanti a casa. Un algherese diventato campione del mondo in Sardegna: la Sardegna intorno al ring, Alghero nel cuore.

Da atleta della Nazionale a coach della Nazionale

Arriva poi, nella vita di quasi tutti i grandi sportivi, un momento in cui il significato di ciò che hanno imparato comincia a cambiare: non serve più soltanto a vincere, comincia a servire a insegnare.

Franco Lai è passato così dal rappresentare la Nazionale italiana sul ring al lavorare come coach della stessa Nazionale di Muay Thai.

Ricorda in particolare l’esperienza degli Europei di Caorle e quella vissuta con la rappresentativa italiana a Bangkok, nella patria della disciplina — le date esatte di queste tappe meritano ancora una ricostruzione documentale definitiva, ma il significato sportivo è già chiaro. Prima atleta azzurro, scelto per combattere. Poi uomo chiamato ad accompagnare e preparare altri atleti azzurri, scelto per ciò che aveva imparato combattendo. È uno dei passaggi che raccontano meglio l’evoluzione di questa carriera.

Il maestro, i libri, l’eredità

La stessa logica ha accompagnato Lai negli anni successivi. Terminata l’attività agonistica, non ha abbandonato la disciplina: lo ritroviamo come maestro di Muay Thai a Livorno, impegnato nella formazione di nuove generazioni di praticanti e atleti. Nel 2019 la stampa livornese lo presentava ancora come 13° Khan, campione italiano, europeo e pluricampione mondiale WAKO Pro, attivo nell’insegnamento e nella diffusione della cultura della Muay Thai.

A questo capitolo se ne aggiunge un altro, meno conosciuto: il lavoro editoriale e tecnico svolto accanto al maestro Marco De Cesaris, uno dei pionieri italiani della disciplina.

Lai ricorda di aver partecipato alla realizzazione di un volume sulla Muay Thai, pubblicato in lingua inglese e italiana e ristampato più volte — Lezioni di Muay Thai: Thai Boxing.

L’esperienza di Lai, insomma, non si è mai fermata al ring: è diventata insegnamento, formazione, trasmissione tecnica.

Il campione che non cercava i riflettori

Siamo abituati oggi a misurare la grandezza sportiva anche attraverso la notorietà: follower, interviste, video, sponsor, presenza mediatica costante. Franco Lai appartiene a un’altra epoca, e per molti aspetti a un’altra concezione dello sport. Durante una parte della carriera non poteva esporsi troppo, per le ragioni legate alla sua professione. E quando avrebbe potuto farlo, semplicemente, non era ciò che gli interessava di più.

Questa distanza dai riflettori può aver contribuito a rendere il suo nome meno conosciuto di quanto le dimensioni reali della sua carriera meriterebbero. Ma non cambia ciò che è accaduto. Anzi, forse rende ancora più necessario raccontarlo.

Perché questa non è soltanto la storia di un atleta che ha vinto delle cinture. È la storia di un algherese che ha disputato oltre cento combattimenti tra dilettantismo e professionismo, affrontato fighters provenienti da tutto il mondo — thailandesi compresi —, vestito i colori della Nazionale italiana, conquistato titoli internazionali e raggiunto il titolo mondiale professionisti. È la storia di un combattente che ha scelto, quando possibile, di portare alcune delle sfide più importanti proprio nella sua terra: a Porto Torres campione intercontinentale, a Sassari campione del mondo. Ed è, infine, la storia di un passaggio dall’altra parte delle corde: da atleta della Nazionale a coach della Nazionale, da combattente a maestro, dal patrimonio personale di esperienza alla volontà di trasmetterlo agli altri.

È forse questo che distingue una grande carriera da un semplice palmarès. Le cinture raccontano ciò che un atleta ha vinto. Quello che lascia agli altri racconta ciò che è diventato.

Riportare oggi alla luce la storia di Franco Lai non significa indulgere nella nostalgia. Significa restituire ad Alghero e alla Sardegna una pagina della propria memoria sportiva. Perché prima dei social, prima dei video virali, molto prima che gli sport da combattimento diventassero quello che conosciamo oggi, un algherese saliva sui ring italiani e internazionali, affrontava i migliori della propria generazione e arrivava fino al titolo mondiale. Senza troppo rumore. Senza inseguire i riflettori.

La Sardegna intorno al ring. Alghero nel cuore.

Le cinture passano di mano.

I riflettori prima o poi si spengono.

Gli anni corrono.

La storia, invece, resta.

E una pagina di quella storia porta il nome di Franco Lai.

Sul ring per Mario Ballone

Nove incontri, un titolo mondiale da difendere e due esordi: il memorial riporta la grande boxe sul porto di Alghero.

Venerdì 1° maggio, dalle 20:00, la Banchina Millelire si trasforma in un ring a cielo aperto. Fronte mercato del primo pescato, con il mare della Riviera del Corallo sullo sfondo, Alghero ospita il Memorial Mario Ballone, una serata di pugilato che mette insieme nove incontri e alcune delle facce più interessanti della boxe sarda.

Mario Ballone non c’è più, ma il suo nome è rimasto nell’ambiente. Era un uomo di palestra nel senso più concreto del termine: presente, esigente nella misura giusta, capace di seguire i pugili non solo sul piano tecnico ma anche su quello personale. Chi lo ha conosciuto lo ricorda così, senza eccessi. Un maestro che faceva il suo lavoro ogni giorno, senza troppi proclami.

Il momento più atteso della serata è quello di Marcello Manca, campione del mondo di free boxe, che quella sera difende il titolo.

La connessione con il memorial non è solo formale: quando Marcello Manca conquistò il titolo mondiale, all’angolo c’era Mario Ballone. Era il suo maestro.

Adesso Manca sale sul ring sapendo che quella presenza fisica non c’è più, ma quello che Ballone gli ha trasmesso è ancora lì, nell’approccio al ring.

La serata ha però anche un altro protagonista, più giovane e ancora all’inizio. Francesco Lai, peso medio Under 19 nei 75 kg, tesserato per la Training Sparta Alghero in collaborazione con la A.S.D. Boxe Torres Mario Muretti, fa il suo debutto casalingo davanti al pubblico della sua città.

Ha già combattuto: il 21 marzo scorso, a Pattada, ha disputato il suo primo incontro ufficiale contro Giorgio Cattaneo della Boxing Team Maludrottu di Olbia. Tre riprese equilibrate, verdetto di parità. Un esordio che dice poco in termini di risultato, ma che conta come esperienza.

Nella stessa serata è previsto il debutto di Riccardo Denegri nella categoria dei 60 kg, pesi leggeri. Conosce già cosa significa stare nei ranghi: ora scoprirà cosa significa stare sul ring.

Nove match in programma, una banchina che per una sera diventa il centro della boxe locale. Il memorial ha senso proprio così: non come celebrazione fine a se stessa, ma come momento in cui passato e presente si trovano nello stesso posto, sullo stesso ring.

Tecnici dell’ASD Taekwondo Olmedo a Formia per il percorso di formazione federale FITA

Si è svolto a Formia, dal 28 al 30 novembre, presso il Centro di Preparazione Olimpica “Bruno Zauli”, il corso federale FITA dedicato all’aggiornamento degli insegnanti tecnici. All’iniziativa hanno preso parte anche tre rappresentanti dell’ASD Taekwondo Olmedo, Loredana Sechi, Benedetto Carbone e Anna Sannia. Il programma, articolato su più sessioni teoriche e pratiche, ha offerto ai partecipanti l’opportunità di confrontarsi con figure di primo piano del panorama tecnico nazionale. Le attività sul tatami sono state coordinate dal Maestro Claudio Nolano per il settore combattimento, dal Maestro Andrea Notaro per le forme e dalla Maestra Elena Blundo per il freestyle, con l’obiettivo di fornire strumenti aggiornati e linee metodologiche in linea con l’evoluzione della disciplina. Ampio spazio è stato riservato anche agli aspetti formativi extra-sportivi, con incontri dedicati al Safeguarding e all’applicazione delle nuove disposizioni introdotte dalla riforma dello sport. I relatori federali hanno approfondito le procedure di tutela degli atleti e le buone pratiche per prevenire comportamenti lesivi, ribadendo il ruolo centrale delle società sportive come presìdi educativi e sociali. Nel corso della manifestazione, Benedetto Carbone ha raggiunto il traguardo del IV Dan, risultato che valorizza un percorso di crescita tecnica e di impegno costante nel taekwondo. L’esperienza di Formia è stata accolta positivamente anche dalla dirigenza tecnica della società. Il Maestro Stefano Piras ha evidenziato come il continuo aggiornamento degli istruttori rappresenti un elemento chiave per garantire qualità, sicurezza e sviluppo armonico degli atleti, sottolineando al contempo l’attenzione della Federazione Italiana Taekwondo, guidata dal presidente Angelo Cito, verso una pratica sportiva moderna e responsabile. La partecipazione al corso nazionale conferma la volontà dell’ASD Taekwondo Olmedo di investire nella formazione continua, rafforzando un progetto sportivo che coniuga preparazione tecnica, attenzione educativa e rispetto dei valori fondamentali dello sport.

Solidarietà nel nome di Fabrizio Calaresu

In occasione del 29° Miracolo di Natale (18 dicembre 2025), la comunità di Alghero ha partecipato con grande generosità alla raccolta di beneficenza presso la Chiesa di Nostra Signora della Mercede. Fabrizio Calaresu è stato presente simbolicamente attraverso i suoi genitori e i suoi amici. Fondamentale il contributo delle borgate di Santa Maria La Palma (padre Andrea), Tottubella e Bachileddu (don Pietro) e La Landrigga (don Antonio), delle scuole Istituto Tecnico Nautico Paglietti, Comprensivo Eleonora d’Arborea e Istituto San Giuseppe di Sassari, oltre alle realtà locali e sanitarie coinvolte. Raccolti alimenti, giocattoli e beni di prima necessità. Il carro dedicato a Fabrizio, colmo di donazioni, ha raggiunto il centro di raccolta presso la Chiesa della Mercede. I genitori di Fabrizio, nel ringraziare gli amici fraterni e le “seconde mamme”, hanno anticipato che l’onda della solidarietà nel nome del loro figlio è lunga e che si manifesterà con altre importanti iniziative. Fabrizio continua a vivere nell’esempio di altruismo e solidarietà della sua breve ma intensa vita.

Quando lo sport educa: ad Alghero l’esempio di un campione

Il lavoro di sensibilizzazione tra scuole e Polizia Locale prende forza dall’esperienza di Marcello Manca, campione del mondo di free boxe, che riporta lo sport alla sua funzione più vera: formare persone, prima ancora che atleti.

Ad Alghero lo sport torna a fare quello che ha sempre fatto quando è preso sul serio: educare, prevenire, tenere insieme le persone.

Nei giorni scorsi è partito un lavoro di sensibilizzazione condiviso tra scuole e Polizia Locale, un percorso che mette al centro i più giovani e usa lo sport come linguaggio comune. Niente slogan. Niente passerelle. Solo un’idea semplice, ma concreta: lo sport non è solo movimento. È formazione.

Come ha ricordato Marcello Manca, lo sport è prima di tutto benessere globale. Non allena solo i muscoli, ma la testa. Insegna a stare dentro le regole, a gestire la pressione, a perdere senza crollare e a vincere senza montarsi la testa. Cose utili sul campo, ma soprattutto fuori. Nella vita vera.

Portare questo messaggio nelle scuole, con il coinvolgimento diretto delle istituzioni locali, significa fare prevenzione prima che servano le sanzioni. Significa parlare di rispetto, autocontrollo, responsabilità. Senza moralismi. Senza lezioncine dall’alto.

È un lavoro silenzioso, che non fa notizia facile. Ma è quello che lascia tracce. Perché quando un ragazzo capisce che lo sport può essere una bussola — non solo un gioco — allora qualcosa si muove davvero.

Ad Alghero si è scelta questa strada. È una strada antica, in fondo. Ma oggi, più che mai, è quella giusta.

In-canti di Natale in Borgata.

A Tottubella una serata di musica, solidarietà e memoria nel ricordo di Fabrizio Calaresu

Lo scorso 13 dicembre, la borgata di Tottubella ha vissuto una serata intensa e partecipata grazie alla manifestazione natalizia “In-canti di Natale in Borgata”, un evento carico di emozione dedicato al ricordo di Fabrizio Calaresu. La manifestazione, promossa con il contributo del Comune di Sassari e il sostegno della Fondazione di Sardegna, ha saputo unire lo spirito del Natale alla musica, alla solidarietà e al raccoglimento, coinvolgendo grandi e piccoli in un clima di autentica comunità. Il pomeriggio si è aperto con i momenti dedicati ai bambini, tra la presenza di Babbo Natale e i suoi elfi, animazione, truccabimbi e magie, regalando sorrisi e leggerezza. A seguire, uno dei passaggi più sentiti della serata, la benedizione del presepio e l’accensione dell’albero di Natale, simboli di speranza e condivisione. Momento di profonda commozione è stato la proiezione di un video che ha ripercorso, attraverso immagini e fotografie, il vissuto di Fabrizio Calaresu. Un racconto per immagini che ha restituito alla comunità il ritratto di un ragazzo esemplare, studente modello, campione di Taekwondo dell’ASD TKD di Olmedo, animato da valori di disciplina, impegno e rispetto. Un giovane che coltivava con determinazione un sogno, quello di indossare un giorno la divisa da Carabiniere, mettendo la propria vita al servizio degli altri. Cuore dell’evento è stato poi il Concerto di Natale in ricordo di Fabrizio Calaresu, che ha visto esibirsi numerose realtà corali del territorio: il Coro voci bianche dell’Istituto Comprensivo N.1 di Alghero, il Coro S’Ena Frisca di Putifigari e il Coro polifonico Incantos di Olmedo. Le esibizioni, presentate da Tonino Sanna, hanno creato un momento di grande intensità emotiva, trasformando la musica in un linguaggio universale capace di unire memoria e speranza. Durante tutta la manifestazione è stata inoltre attiva una raccolta di viveri e donazioni, organizzata dalla famiglia di Fabrizio e in collaborazione con la Caritas, destinata alle persone e alle famiglie in difficoltà. Un gesto concreto che ha dato ancora più valore al messaggio della serata, ricordare attraverso il bene. “In-canti di Natale in Borgata” non è stata soltanto una festa, ma un atto collettivo di affetto, solidarietà e memoria, che ha dimostrato come il ricordo di Fabrizio Calaresu continui a vivere nei valori che incarnava e nell’abbraccio sincero della sua comunità.

Marcello Manca premiato dal Panathlon: l’uomo prima del campione

A Sassari il riconoscimento al merito sportivo per il campione del mondo di free boxe: una targa che celebra non solo le vittorie, ma il cuore, il fair play e l’impegno sociale che hanno segnato tutta la sua carriera.

Venerdì 14 novembre 2025, al centro sportivo Centro Le Querce di Sassari, è stata consegnata una targa di riconoscimento al merito sportivo a Marcello Manca. La cerimonia era organizzata dal Panathlon Club Sassari, che lo ha voluto premiare per il suo impegno, i risultati sportivi e il valore umano che ha dimostrato in anni di carriera.

Che premio è

Il Panathlon è un’associazione che promuove lo sport come mezzo di crescita personale e sociale. Il riconoscimento al merito sportivo che consegna è simbolico ma importante: non solo per il risultato agonistico, ma per l’insieme — impegno, etica, fair-play, attaccamento alla comunità. La targa consegnata a Marcello lo sottolinea chiaramente: “alla tua vita sportiva e sociale, hai sempre capitalizzato su passione e cuore. Un premio che riconosca il tuo fair play è il grazie che il Panathlon Club Sassari ti porge”. (come recita la targa)

Perché Marcello Manca

Marcello è un atleta particolare: ex pugile professionista, originario di Alghero, che non si è fermato dopo il ritiro “classico”. Ha cambiato disciplina e si è cimentato nella free-boxe — una disciplina ibrida, più libera, che mescola pugilato, colpi vari, movimenti meno rigidamente regolamentati.

Nel 2025 ha conquistato il titolo mondiale di free-boxe. Questo traguardo, insieme al bagaglio sportivo precedente (decine di incontri, titoli regionali e nazionali nella boxe tradizionale) lo rendono significato per la sua comunità: Alghero, Sassari, Sardegna.

Con il premio del Panathlon, viene riconosciuto non solo il “campione”, ma l’esempio: chi non ha mollato, chi ha esplorato nuovi orizzonti, chi è simbolo di sport oltre il ring.

Cosa è successo alla cerimonia

L’evento si è tenuto presso il centro “Le Querce” a Sassari, in un contesto curato dal Panathlon.

È stata consegnata la targa: una lastra elegante con cornice dorata, scritte blu su fondo chiaro, che recita: «A Marcello Manca, grande uomo, atleta e campione. La tua vita sportiva e sociale fa capire che oltre l’impegno fisico, hai sempre capitalizzato su passione e cuore. Un premio che riconosca il tuo fair play è il grazie che il Panathlon Club Sassari ti porge.» (Sassari, 14 novembre 2025)

Il gesto ha un valore simbolico: premiare chi ha dato qualcosa in più — alla disciplina, all’ambiente, al territorio.

Marcello ha ringraziato pubblicamente il Club Panathlon, definendo l’onorificenza «un grande onore e una profonda emozione».

Il punto non è il trofeo

In tempi in cui lo sport è spesso ridotto a «solo risultato», premiare anche il percorso, il “come” si arriva, è un atto che conta.

Per la Sardegna – e in particolare per Sassari/Alghero – significa valorizzare uno degli sportivi locali, lasciando traccia di una carriera che ha radici “old school”, dura, sporca, quella vera di palestra e sacchi consumati” (quelle della boxe) e ali nuove (il salto nella free-boxe).

Per Marcello stesso: non solo un trofeo in più, ma un riconoscimento al lavoro, alla visibilità e all’esempio.

Due cose da sapere

Marcello Manca ha 38 anni (nel 2025) e ha chiuso la carriera professionistica da pugile imbattuto — poi ha continuato in free-boxe.

Il titolo mondiale di free-boxe è arrivato nel 2025.

uno sportivo vero, con la storia alle spalle, che oggi viene celebrato nel suo territorio. Non è solo un ring, è anche cittadinanza, è responsabilità, è “fare bene” fuori dai riflettori. Per Marcello Manca non solo un premio, ma una conferma: la strada che ha scelto ha senso.

Grande successo per il Taekwondo in Sardegna.  Emozioni e sport al Torneo di Orosei

7 ori, 7 argento e 4 bronzi per la ASD Taekwondo Olmedo al Torneo Regionale Sardegna Kim e Liu

Orosei, 1-2 novembre 2025  Due giornate di grande sport, emozione e spirito di squadra hanno animato il Palazzetto di Orosei in occasione dell’evento regionale di Taekwondo organizzato sotto l’egida della Federazione Italiana Taekwondo (FITA).

Il 1° novembre è stato dedicato al Kim & Liù, torneo riservato ai più piccoli, con competizioni di Forme (Poomsae e Freestyle) e Combattimento (Kyorugi) per le categorie Beginners, Children e Kids. La giornata ha visto protagonisti giovanissimi atleti provenienti da tutta la Sardegna, che con entusiasmo e determinazione hanno dato prova delle proprie abilità tecniche, regalando al pubblico momenti di puro spettacolo e sportività.

Il 2 novembre, invece, è stato il turno dei più grandi, impegnati nelle gare di combattimento valevoli per il titolo regionale, riservate alle categorie Cadets, Junior e Senior. L’evento ha riunito 25 società per un totale di circa 300 atleti, confermando ancora una volta l’elevato livello tecnico e organizzativo del movimento sardo del Taekwondo.

Durante la cerimonia di apertura, il presidente del Comitato Regionale FITA Sardegna, Vincenzo Serrao, ha voluto ricordare con profonda commozione Fabrizio Calaresu, giovane atleta della selezione regionale, scomparso tragicamente il 22 luglio scorso a soli 17 anni. Tutti i presenti hanno osservato un minuto di silenzio, un gesto di rispetto e affetto che ha unito l’intera comunità sportiva in un toccante momento di raccoglimento. Particolarmente significativo il tributo della ASD Taekwondo Olmedo del Maestro Stefano Piras, che ha voluto portare in gara la memoria di Fabrizio con un grande striscione dedicato al ragazzo, recante la frase, “Fabrizio sempre con noi.”

Un ulteriore momento di emozione si è vissuto durante le premiazioni, quando Davide Manos, atleta medaglia d’argento e compagno di palestra di Fabrizio, ha dedicato il suo podio all’amico scomparso, mostrando una maglietta commemorativa da lui realizzata. Un gesto che ha commosso atleti, tecnici e spettatori presenti, ricordando a tutti i valori più profondi dello sport: amicizia, rispetto e memoria.

Il torneo di Orosei si chiude così con un bilancio estremamente positivo, sia sul piano tecnico che umano. Due giornate di gare intense e ben organizzate, che hanno confermato la crescita del Taekwondo sardo e l’impegno costante delle società nel formare non solo atleti competitivi, ma anche giovani ricchi di valori.

MARCELLO MANCA ALLA 1B MAT: UNA MATTINATA DI SPORT E VITA REALE

UNA LEZIONE CHE RESTA

Alla 1B MAT si è parlato di sport, ma anche di vita vera. L’incontro con Marcello Manca, algherese, ex pugile professionista e campione del mondo di Free Boxe, ha lasciato il segno tra gli studenti.

All’interno del progetto Sport, salute e benessere, Manca ha portato la sua esperienza di atleta e di uomo, raccontando un percorso fatto di impegno, sacrificio e passione. Il suo intervento ha acceso l’interesse dei ragazzi, che hanno ascoltato, chiesto, riflettuto.

Dietro i titoli e le vittorie, si è vista la consapevolezza di chi ha scelto di restituire qualcosa alla propria comunità. Un campione che, con semplicità e autenticità, ha messo la sua storia al servizio dei giovani, trasformando lo sport in strumento di crescita e di responsabilità.

Per i ragazzi, un’occasione concreta per capire che lo sport non finisce sul ring o in campo, ma continua fuori, nei gesti, nelle scelte, nel modo di affrontare la vita.
Alla fine, applausi convinti, strette di mano e la sensazione diffusa di aver condiviso qualcosa che va oltre la lezione.

Perché quando un campione parla con il cuore, il messaggio resta.

Fabrizio nel cuore

“Sic parvis magna”

Lo scorso 22 luglio ci ha lasciato, a soli 17 anni, Fabrizio Calaresu, giovane atleta di Taekwondo della ASD Taekwondo Olmedo, vittima di un tragico incidente in moto.

Fabrizio aveva iniziato da piccolissimo a praticare il Taekwondo e, al di là delle sue doti tecniche che lo proiettavano verso l’alto livello, era l’allievo che incarnava alla perfezione l’essenza di questa arte marziale e i suoi principi fondamentali di cortesia, integrità, perseveranza, autocontrollo e spirito indomito, qualità che Fabrizio esprimeva ogni giorno, dentro e fuori dal tatami.

Oltre ad essere un atleta esemplare, era anche uno studente modello dell’I.I.S. Mario Paglietti di Porto Torres, distinguendosi per impegno, serietà e dedizione nello studio.

Aveva una naturale vocazione all’altruismo, e per questo sognava di arruolarsi nelle forze dell’ordine, per continuare a mettersi al servizio degli altri.

Un punto di riferimento e una spalla su cui contare per i suoi compagni, un valore aggiunto per la sua società e per i suoi maestri, che lo hanno visto crescere e diventare Uomo.

Amatissimo da tutta la famiglia, un fratello e amico per Chiara, un aiuto affidabile nella quotidianità per mamma Lorenza e papà Tino, orgoglio e sostegno per i nonni Giulia, Antonio e Francesca.

Un leader alla pari per il suo splendido gruppo di amici, che ancora oggi continuano a dimostrargli un affetto sincero e profondo.

Per Fabrizio l’importante era crederci sempre. Lo aveva imparato fin da bambino, e la frase che campeggia ancora nella sua palestra, “Segui sempre il tuo sogno”, era il suo faro. Diceva spesso “Fai la tua parte”, e lui la sua l’ha fatta, eccome. La dimostrazione è nel segno indelebile che ha lasciato in chi lo ha conosciuto, nella bontà d’animo, nella positività, nell’eleganza, nell’educazione e nel suo sorriso contagioso.

Fabrizio continua a vivere in ogni gesto tecnico, in ogni vittoria, in ogni goccia di sudore durante gli allenamenti, in ogni Kiai urlato dai suoi compagni in gara. Il suo motto preferito, “Sic parvis magna” ovvero dalle piccole cose derivano le grandi, che racchiude perfettamente la sua essenza, un ragazzo che, con umiltà e determinazione, stava costruendo qualcosa di grande.

Oggi, il suo Maestro Stefano Piras e il suo Team  vogliono ricordarlo così: “Fabrizio è e resterà per sempre parte della nostra famiglia.

La sua forza, la sua umiltà e il suo sorriso resteranno un esempio per tutti noi. Ogni volta che entreremo in palestra, sentiremo la sua presenza, perché Fabrizio vive ancora, nel cuore di chi lo ama e nello spirito del Taekwondo.” 

Ciao Fabri, ci impegneremo, grazie a te, a fare sempre la nostra parte.

Sic parvis magna. Fabrizio nel cuore.