Solidarietà nel nome di Fabrizio Calaresu

In occasione del 29° Miracolo di Natale (18 dicembre 2025), la comunità di Alghero ha partecipato con grande generosità alla raccolta di beneficenza presso la Chiesa di Nostra Signora della Mercede. Fabrizio Calaresu è stato presente simbolicamente attraverso i suoi genitori e i suoi amici. Fondamentale il contributo delle borgate di Santa Maria La Palma (padre Andrea), Tottubella e Bachileddu (don Pietro) e La Landrigga (don Antonio), delle scuole Istituto Tecnico Nautico Paglietti, Comprensivo Eleonora d’Arborea e Istituto San Giuseppe di Sassari, oltre alle realtà locali e sanitarie coinvolte. Raccolti alimenti, giocattoli e beni di prima necessità. Il carro dedicato a Fabrizio, colmo di donazioni, ha raggiunto il centro di raccolta presso la Chiesa della Mercede. I genitori di Fabrizio, nel ringraziare gli amici fraterni e le “seconde mamme”, hanno anticipato che l’onda della solidarietà nel nome del loro figlio è lunga e che si manifesterà con altre importanti iniziative. Fabrizio continua a vivere nell’esempio di altruismo e solidarietà della sua breve ma intensa vita.

Quando lo sport educa: ad Alghero l’esempio di un campione

Il lavoro di sensibilizzazione tra scuole e Polizia Locale prende forza dall’esperienza di Marcello Manca, campione del mondo di free boxe, che riporta lo sport alla sua funzione più vera: formare persone, prima ancora che atleti.

Ad Alghero lo sport torna a fare quello che ha sempre fatto quando è preso sul serio: educare, prevenire, tenere insieme le persone.

Nei giorni scorsi è partito un lavoro di sensibilizzazione condiviso tra scuole e Polizia Locale, un percorso che mette al centro i più giovani e usa lo sport come linguaggio comune. Niente slogan. Niente passerelle. Solo un’idea semplice, ma concreta: lo sport non è solo movimento. È formazione.

Come ha ricordato Marcello Manca, lo sport è prima di tutto benessere globale. Non allena solo i muscoli, ma la testa. Insegna a stare dentro le regole, a gestire la pressione, a perdere senza crollare e a vincere senza montarsi la testa. Cose utili sul campo, ma soprattutto fuori. Nella vita vera.

Portare questo messaggio nelle scuole, con il coinvolgimento diretto delle istituzioni locali, significa fare prevenzione prima che servano le sanzioni. Significa parlare di rispetto, autocontrollo, responsabilità. Senza moralismi. Senza lezioncine dall’alto.

È un lavoro silenzioso, che non fa notizia facile. Ma è quello che lascia tracce. Perché quando un ragazzo capisce che lo sport può essere una bussola — non solo un gioco — allora qualcosa si muove davvero.

Ad Alghero si è scelta questa strada. È una strada antica, in fondo. Ma oggi, più che mai, è quella giusta.

La rondine e la quercia, una favola che prende tempo

Al Teatro Civico di Alghero una prima seguita con attenzione e salutata da lunghi applausi

Il Teatro Civico di Alghero ha ospitato la prima de La rondine e la quercia, favola teatrale di Luca Scognamillo, portata in scena attraverso l’adattamento di Marco Nateri e Andreina Uldanck. Uno spettacolo che arriva sul palco con scelte sobrie e rigorose, lasciando parlare la scena e il tempo del racconto.

Non è una favola per bambini, anche se parla la lingua della favola. Racconta di radici e di volo, di attesa e di scelta, di chi resta e di chi parte. Temi essenziali, che sulla scena acquistano peso e silenzio.

La regia e l’impianto scenico, firmati da Marco Nateri, lavorano per sottrazione. La scena resta pulita, mai invasiva, costruita per accompagnare la narrazione senza sovrastarla. Le coreografie di Manolo Perazzi e Valeria Russo dialogano con lo spazio e con i corpi, seguendo un ritmo misurato, fatto più di pause che di slanci.

In scena sono gli stessi Perazzi e Russo, interpreti capaci di tenere la tensione senza forzature, affidandosi a una presenza fisica controllata e coerente con il tono dello spettacolo. A sostenere il racconto contribuiscono le voci misurate e puntuali di Maria Pia Di Meo e Domenico Surace, in dialogo con la scena.

I costumi, curati da Marco Nateri insieme ad Alberto Sinpatron, seguono la linea generale dello spettacolo: essenziali, funzionali, mai decorativi. Le musiche originali di Marco Caredda accompagnano la narrazione con discrezione, senza guidare emotivamente lo spettatore.

La scenografia, realizzata da Roberta Serra Corda con il coinvolgimento della classe 4ªF del Liceo Artistico Fois, aggiunge un ulteriore livello al progetto, intrecciando lavoro artistico e formazione.

La platea del Teatro Civico, praticamente al completo, ha seguito lo spettacolo con attenzione dall’inizio alla fine. Al termine, applausi lunghi e una standing ovation hanno salutato il lavoro della compagnia, restituendo il segno più concreto della serata.

La produzione è di CRID Sardegna, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Autonoma della Sardegna.

In-canti di Natale in Borgata.

A Tottubella una serata di musica, solidarietà e memoria nel ricordo di Fabrizio Calaresu

Lo scorso 13 dicembre, la borgata di Tottubella ha vissuto una serata intensa e partecipata grazie alla manifestazione natalizia “In-canti di Natale in Borgata”, un evento carico di emozione dedicato al ricordo di Fabrizio Calaresu. La manifestazione, promossa con il contributo del Comune di Sassari e il sostegno della Fondazione di Sardegna, ha saputo unire lo spirito del Natale alla musica, alla solidarietà e al raccoglimento, coinvolgendo grandi e piccoli in un clima di autentica comunità. Il pomeriggio si è aperto con i momenti dedicati ai bambini, tra la presenza di Babbo Natale e i suoi elfi, animazione, truccabimbi e magie, regalando sorrisi e leggerezza. A seguire, uno dei passaggi più sentiti della serata, la benedizione del presepio e l’accensione dell’albero di Natale, simboli di speranza e condivisione. Momento di profonda commozione è stato la proiezione di un video che ha ripercorso, attraverso immagini e fotografie, il vissuto di Fabrizio Calaresu. Un racconto per immagini che ha restituito alla comunità il ritratto di un ragazzo esemplare, studente modello, campione di Taekwondo dell’ASD TKD di Olmedo, animato da valori di disciplina, impegno e rispetto. Un giovane che coltivava con determinazione un sogno, quello di indossare un giorno la divisa da Carabiniere, mettendo la propria vita al servizio degli altri. Cuore dell’evento è stato poi il Concerto di Natale in ricordo di Fabrizio Calaresu, che ha visto esibirsi numerose realtà corali del territorio: il Coro voci bianche dell’Istituto Comprensivo N.1 di Alghero, il Coro S’Ena Frisca di Putifigari e il Coro polifonico Incantos di Olmedo. Le esibizioni, presentate da Tonino Sanna, hanno creato un momento di grande intensità emotiva, trasformando la musica in un linguaggio universale capace di unire memoria e speranza. Durante tutta la manifestazione è stata inoltre attiva una raccolta di viveri e donazioni, organizzata dalla famiglia di Fabrizio e in collaborazione con la Caritas, destinata alle persone e alle famiglie in difficoltà. Un gesto concreto che ha dato ancora più valore al messaggio della serata, ricordare attraverso il bene. “In-canti di Natale in Borgata” non è stata soltanto una festa, ma un atto collettivo di affetto, solidarietà e memoria, che ha dimostrato come il ricordo di Fabrizio Calaresu continui a vivere nei valori che incarnava e nell’abbraccio sincero della sua comunità.

Una canzone per parlare al cielo

Al teatro di Alghero l’omaggio di una figlia al padre cantautore

nella foto Anna Maria Multineddu durante l’esibizione al teatro di Alghero, nella serata dedicata alla canzone d’autore algherese “Pino Piras”.

È andata in scena ieri, domenica 19, al Teatro Civico di Alghero, la serata conclusiva del Festival Mare Llengua, rassegna dedicata alla canzone d’autore nelle lingue minoritarie europee.
Un appuntamento che quest’anno ha riservato un momento speciale alla canzone d’autore algherese intitolato a Pino Piras, simbolo della tradizione musicale cittadina.

Sul palco, tra i protagonisti, Anna Maria Multineddu, figlia del compianto cantautore Pino Multineddu, che ha presentato un brano firmato insieme a Marco Lai e Marco Baroni, autore degli arrangiamenti.
Una canzone nata dal cuore e accolta da un applauso lungo, sincero.

Il brano è un dialogo diretto tra Anna Maria e suo padre, Pino, storico cantautore algherese, quello de El pascarò a una ma.
Non è un ricordo malinconico, ma una conversazione tra due mondi: una figlia che parla con il padre scomparso, raccontandogli ciò che non funziona più quaggiù — nelle persone, nei valori, nel modo di stare al mondo.

Nel testo si toccano temi forti: le guerre, le ingiustizie, e quella macchina che trasforma la sofferenza in guadagno.
E c’è anche lo sguardo rivolto ad Alghero, con la disoccupazione, i giovani che studiano ma non trovano lavoro, le difficoltà quotidiane.

Eppure, in mezzo a tutto questo, la canzone resta luminosa.
C’è sempre una finestra aperta verso la speranza, “verso la Muralla”, la zona storica dei Bastioni algheresi — parte pulsante del centro antico, simbolo di bellezza e di resistenza.
Un raggio di sole che attraversa la musica e prova a tenere insieme ciò che resta.

Nel finale, la voce si fa preghiera: la figlia chiede al padre se può parlare con Dio “per mettere pace in tutto il mondo”.
Un desiderio semplice, sincero, che suona quasi profetico.
Non c’è ancora la pace, ma almeno uno spiraglio sì: una tregua, un ritorno a casa, un respiro.

Il teatro ha capito.
E ha risposto con caloroso e intenso applauso.
Perché certe canzoni non si ascoltano: si sentono dentro.
E da ieri, Alghero ne ha una in più.


Nota

Il brano depositato in SIAE è firmato dai tre autori Marco Lai, Anna Maria Multineddu e Marco Baroni.

Fabrizio nel cuore

“Sic parvis magna”

Lo scorso 22 luglio ci ha lasciato, a soli 17 anni, Fabrizio Calaresu, giovane atleta di Taekwondo della ASD Taekwondo Olmedo, vittima di un tragico incidente in moto.

Fabrizio aveva iniziato da piccolissimo a praticare il Taekwondo e, al di là delle sue doti tecniche che lo proiettavano verso l’alto livello, era l’allievo che incarnava alla perfezione l’essenza di questa arte marziale e i suoi principi fondamentali di cortesia, integrità, perseveranza, autocontrollo e spirito indomito, qualità che Fabrizio esprimeva ogni giorno, dentro e fuori dal tatami.

Oltre ad essere un atleta esemplare, era anche uno studente modello dell’I.I.S. Mario Paglietti di Porto Torres, distinguendosi per impegno, serietà e dedizione nello studio.

Aveva una naturale vocazione all’altruismo, e per questo sognava di arruolarsi nelle forze dell’ordine, per continuare a mettersi al servizio degli altri.

Un punto di riferimento e una spalla su cui contare per i suoi compagni, un valore aggiunto per la sua società e per i suoi maestri, che lo hanno visto crescere e diventare Uomo.

Amatissimo da tutta la famiglia, un fratello e amico per Chiara, un aiuto affidabile nella quotidianità per mamma Lorenza e papà Tino, orgoglio e sostegno per i nonni Giulia, Antonio e Francesca.

Un leader alla pari per il suo splendido gruppo di amici, che ancora oggi continuano a dimostrargli un affetto sincero e profondo.

Per Fabrizio l’importante era crederci sempre. Lo aveva imparato fin da bambino, e la frase che campeggia ancora nella sua palestra, “Segui sempre il tuo sogno”, era il suo faro. Diceva spesso “Fai la tua parte”, e lui la sua l’ha fatta, eccome. La dimostrazione è nel segno indelebile che ha lasciato in chi lo ha conosciuto, nella bontà d’animo, nella positività, nell’eleganza, nell’educazione e nel suo sorriso contagioso.

Fabrizio continua a vivere in ogni gesto tecnico, in ogni vittoria, in ogni goccia di sudore durante gli allenamenti, in ogni Kiai urlato dai suoi compagni in gara. Il suo motto preferito, “Sic parvis magna” ovvero dalle piccole cose derivano le grandi, che racchiude perfettamente la sua essenza, un ragazzo che, con umiltà e determinazione, stava costruendo qualcosa di grande.

Oggi, il suo Maestro Stefano Piras e il suo Team  vogliono ricordarlo così: “Fabrizio è e resterà per sempre parte della nostra famiglia.

La sua forza, la sua umiltà e il suo sorriso resteranno un esempio per tutti noi. Ogni volta che entreremo in palestra, sentiremo la sua presenza, perché Fabrizio vive ancora, nel cuore di chi lo ama e nello spirito del Taekwondo.” 

Ciao Fabri, ci impegneremo, grazie a te, a fare sempre la nostra parte.

Sic parvis magna. Fabrizio nel cuore.

Alghero si ferma. E sceglie di non girarsi dall’altra parte

Nel pomeriggio di domenica, Alghero si è fermata.
Non per protesta, non per moda. Per guardarsi dentro.

Un corteo composto ha attraversato la città, partendo dalle Ramblas e arrivando fino a Piazza Sulis, dove si è fermato in silenzio.
In strada c’era di tutto: ragazzi, genitori, insegnanti, volti che magari non si vedono mai insieme. Qualche bandiera della Palestina sventolava qua e là, portata con rispetto, senza toni di scontro né simboli di parte. Nessun comizio, nessuna esasperazione. Solo persone.
E quel silenzio strano, che a volte dice più di mille parole.

Si è parlato poco, ma si è capito tutto.
Che la guerra, qualunque nome abbia, è sempre la stessa: bambini che non giocano più, case sbriciolate, genitori che smettono di promettere il domani.

E allora Alghero ha fatto quello che doveva: non restare indifferente.
Non servono proclami o delibere per stare dalla parte giusta. Bastava esserci. Guardarsi attorno e capire che la pace, quella vera, non è un’idea lontana: è una scelta, ogni giorno.

C’era chi teneva un cartello, chi una mano, chi solo il respiro. Tutti uniti da qualcosa di semplice e potente: la consapevolezza che i diritti umani non sono un argomento per esperti, ma una faccenda nostra, quotidiana.

E c’erano almeno 2.500 persone, diverse tra loro ma composte, ordinate, solidali, mosse tutte dalla stessa volontà: rivendicare la primazia del diritto e della pace.
Una folla variegata, ma senza confusione, capace di esprimere unità senza bisogno di parole, con quella calma che solo le comunità mature sanno avere.
Si è stimata la presenza di oltre duemilacinquecento cittadini, rimasti a lungo in Piazza Sulis, in un clima di silenzio, rispetto e partecipazione autentica.

Alghero, ieri, ha ricordato che la dignità non ha bandiera.
Che la guerra è un fallimento collettivo.
E che i bambini — tutti, ovunque — hanno diritto di restare bambini, di immaginare un futuro, di diventare adulti che sapranno proteggere altri bambini.

Non c’è stato un discorso ufficiale, ma parole di pace pronunciate ai microfoni con tono pacato e sincero, lontano da ogni comizio o da qualunque agitprop di piazza.
Momenti di riflessione, più che interventi, condivisi con semplicità e rispetto.

Tra questi, uno dei momenti più sentiti è stato l’intervento di don Lorenzo, parroco di Sa Segada.
Le sue parole hanno ricordato che tutti possiamo stare insieme per un obiettivo più alto, senza divisioni.
Il senso — ha detto — è che dobbiamo assumere un ruolo attivo come cittadini, a prescindere da chi governa, e impegnarci ogni giorno a promuovere la pace, l’onestà e la fratellanza tra i popoli, lottando per l’affermazione dei diritti umani e contro ogni forma di genocidio in atto.
Parole semplici, ma di peso, accolte da un lungo applauso silenzioso.

Perché certe cose non si gridano. Si ascoltano.
E ieri, ad Alghero, si è sentito forte: la città è viva.

Alghero accende una luce per la pace

Davanti al Civile il flash mob con torce e candele

Oggi 2 ottobre 2025, anche Alghero parteciperà a un momento di riflessione collettiva sulla pace.
Alle 21.00, davanti all’Ospedale Civile, cittadini, operatori sanitari e associazioni si ritroveranno per un flash mob silenzioso: verranno accese torce, candele e lampade per illuminare simbolicamente la notte.

L’iniziativa, che si terrà nello stesso orario in oltre 230 ospedali italiani, nasce dal mondo sanitario e vuole ricordare le vittime dei conflitti armati, in particolare medici e operatori uccisi mentre lavoravano negli ospedali.

Ad Alghero la manifestazione è organizzata con la collaborazione della Asl 1, che ha coinvolto anche l’ospedale di Ozieri. Oltre al personale ospedaliero, hanno dato adesione diverse realtà associative del territorio: Croce Rossa, protezione civile, gruppi di volontariato e associazioni cittadine che da anni sono impegnate sul fronte sociale e sanitario.

Il flash mob non è solo un gesto simbolico: richiama anche principi riconosciuti a livello internazionale, quelli del Diritto Internazionale Umanitario (DIU).

Il DIU è l’insieme di norme che, durante i conflitti armati, limita gli effetti delle ostilità e protegge chi non partecipa direttamente al combattimento — tra questi civili, feriti e il personale sanitario. Secondo queste regole, ospedali, ambulanze e operatori che prestano soccorso non devono mai diventare obiettivi militari.

È un richiamo al valore universale della protezione dei civili e di chi cura, in ogni parte del mondo.

Davanti ai due ingressi, dalle 21,00, si uniranno cittadini, sanitari e volontari per dare un segnale concreto di vicinanza e memoria.

Un gesto che non cambia il mondo, ma ricorda che il tema della pace ad Alghero è sempre presente, e continuerà ad esserlo.

Alghero ritrova il Mariotti: il calcio è di nuovo a casa

Oggi lo stadio ha inaugurato una nuova era: l’Alghero è tornato ad allenarsi sotto la guida di Mauro Giorico, volto storico di mille battaglie giallorosse.

Il Mariotti ha riaperto i cancelli al calcio. Non è il successo di una sola realtà, ma della città intera. Perché tutte le società calcistiche di Alghero, con le loro storie e i loro colori, sono l’espressione sportiva della comunità.

C’è ancora tanto da fare: spogliatoi da sistemare, campo da curare, gradinate da riportare in ordine. Ma oggi conta il segnale: dopo quindici anni, Alghero si è ripresa il suo stadio.

Il Mariotti torna ad essere un simbolo condiviso, aperto alla città e al suo calcio. Un punto di ripartenza che riguarda tutti, senza distinzioni. Il difficile era ricominciare, ora serve continuare.

Grande serata di sport a Santa Maria La Palma: boxe, kick boxing e calcio

Sabato sera Piazza Olbia, davanti alla parrocchia, si è riempita di gente per una serata di sport e comunità. Sedie tutte occupate, pubblico in piedi, bambini che correvano tra le file e calici di vino offerti dalle cantine locali.

Il Trofeo Luigino Salis, organizzato da Mario Muretti con la BoxTorres, il Comitato di Borgata e l’associazione Marco Dieci, ha portato la boxe nel cuore della borgata. Muretti, nel suo intervento, ha ricordato lo sforzo fatto per mettere insieme la macchina organizzativa, riuscendo a ottenere la partecipazione delle scuole di pugilato della Liguria, segno concreto della crescita della manifestazione.

Gli incontri sul ring

La serata si è aperta con lo sparring tra Ismaele Pintadu (Se.Sa. Boxing) e Francesco Dettori (Team Erittu), chiuso in parità.
Nella categoria U15, Bruno Sabino (Boxing Club SS) e Giovanni Canu (G.P.A. Tore Burruni) hanno dato vita a un match equilibrato, terminato pari.
Vittoria ai punti per Alessandro Idini (Se.Sa. Boxing) su Giovanni Mereu (New University).
Tra gli U17, Omar Ndiaye (Team Erittu) e Davide Pagliaruolo (Se.Sa. Boxing) hanno concluso in parità.
Esibizione senza giudizio invece per Giacomo Cossu (Boxe Torres M.M.) e Giovannino Fiori (Boxing Club SS).

Poi il momento clou della mini interregionale Sardegna–Liguria:

  • Graziano Arras (Gymnasium SS) ha vinto ai punti contro Samuele Sansone (Celano Genova).
  • Sami Kam (Palastiké Cagliari) ha superato Raffaele Maiorana (Celano Genova).
  • Salvatore Marginesu (Gymnasium SS) e Otmane Khaldoune (Celano Boxe) hanno chiuso in parità.

Ospiti e momenti speciali

A portare il suo saluto è stato anche Marcello Manca, reduce dall’incoronamento a campione del mondo di Free Box. Nel suo intervento ha incitato ad apprezzare i valori profondi della disciplina, ricordando quanto la boxe sia scuola di vita. Anche la sua palestra ha preso parte alla kermesse.

La serata ha avuto momenti di forte emozione: un minuto di raccoglimento in memoria di Mario Ballone, campione algherese e maestro indimenticato.

Subito dopo è intervenuto il figlio di Luigino Salis “Li Misteri”, a cui il memorial era dedicato. Con voce emozionata ha ricordato la passione del padre per la boxe e il legame con la comunità di Santa Maria La Palma. Ha ringraziato gli organizzatori per aver mantenuto viva la memoria di un uomo che per tanti è stato maestro di sport e di vita, sottolineando l’importanza di tramandare quei valori ai giovani.

A seguire la piazza ha accolto con un applauso fragoroso Tore Erittu, il campione sassarese noto e stimato anche ad Alghero, presente con la sua palestra.

Non solo boxe: spazio anche alla kick boxing con l’esibizione della giovane Correddu, atleta del territorio, che ha strappato applausi convinti grazie ai suoi spettacolari high kick.

Infine il calcio, con la presentazione della La Palma Sporting, squadra che prenderà parte alla prossima stagione di Seconda Categoria.

A guidare il momento è stato il giornalista Nicola Nieddu, promotore del Gran Prix Corallo Alghero, progetto nato proprio a Santa Maria La Palma e sostenuto dal Comitato di Borgata.

I ringraziamenti

I ringraziamenti sono andati a padre Andrea e al signor Amabile, colonne dell’organizzazione insieme alla parrocchia.

Fondamentale anche il contributo delle cantine Sella & Mosca e Santa Maria La Palma, che hanno omaggiato gli atleti con le loro bottiglie.

A chiudere la serata l’intervento di Amabile Simbula, presidente del Comitato di Borgata, che ha voluto sottolineare il ruolo delle istituzioni e dei sostenitori economici:
«Senza di loro nulla si può».