Un punto che muove la classifica. Ma non ancora la testa.
Al “Pino Cuccureddu” si rivede una storia che ormai conosciamo a memoria.
La Palma parte male, concede spazio, sbaglia letture semplici e dopo mezz’ora è già sotto di due gol: una dormita difensiva, un rigore evitabile, quelle situazioni che ti fanno alzare le mani e sospirare. Il Laerru incassa e va al riposo in controllo.
Nella ripresa cambia tutto.
Il La Palma entra con un’altra gamba, un’altra faccia. Spinge, lotta, si prende ogni pallone sporco. Non è perfetta, ma è viva. Accorcia con Ousmane, continua a macinare metri, non si arrende neanche quando il cronometro dice che non c’è più tempo. E invece il tempo c’è: all’ultimo respiro Carboni infila il 2-2 che rimette tutto in equilibrio.
È un pareggio che pesa. Non per la classifica, che si muove di poco, ma per la testa: perché dimostra che la squadra, quando decide di restare dentro la partita, può ribaltare anche gli scenari peggiori.
Resta però il nodo che si portiano dietro da settimane: gli inizi molli, gli errori che costano, la sensazione di doversi complicare la vita da soli prima di reagire.
La strada è lunga, certo. Ma la direzione è questa: carattere, orgoglio, continuità. Quel pezzo di continuità che ancora manca.
Non era la vittoria che serviva.
Ma è un punto preso con le unghie, con la testa bassa e con la voglia di non sparire dal campo.
La Palma è viva. Adesso deve imparare a partire prima, non sempre dopo.