Sa Segada – Il presente in bianco e nero

Di fronte al tempo che passa, ci sono luoghi che sembrano dissolversi nel silenzio. Ma Sa Segada non scompare: resta. Parla. Con voce sommessa, ma presente. Una voce che ha ancora qualcosa da dire.

Il cuore della comunità: la fede che resiste

Nella piazza centrale, la chiesa di Nostra Signora di Loreto è chiusa da anni. Le crepe nei muri sono diventate parte del paesaggio, come se il tempo avesse inciso la sua firma sull’intonaco. Ma se la struttura è inagibile, lo spirito della comunità è più saldo che mai. Le funzioni religiose, i funerali, i momenti più solenni e intimi si celebrano in una sala raccolta, accanto al bar, che un tempo ospitava le attività della Pro Loco. È lì che la borgata si ritrova, in una sacralità fatta di semplicità, rispetto, necessità. Il parroco, don Lorenzo, continua a esserci, senza clamore. Come un guardiano silenzioso che conosce il valore delle piccole fedeltà.

ex ritrovo ora adibito per la messa

Il bar di Patrizia: più di un locale, una comunità

C’è un luogo, a Sa Segada, che non ha mai smesso di essere vivo. Il Bar dello Sport. Lo gestisce Patrizia, con una presenza che non ha bisogno di scenografie. È lì, ogni giorno, come una pagina che si riapre all’alba. Patrizia è originaria della borgata, e nel suo locale non si entra solo per un caffè. Ci si va per parlare, per scambiare un saluto, per sentirsi meno soli. Il bar è un presidio umano, un punto di riferimento che ha resistito alle chiusure, agli inverni lunghi, ai cambiamenti. Accanto al bar un tempo si giocava a bocce, si correva sul campo di calcetto, si tifava, si festeggiava. E anche se oggi quei rumori si sono attenuati, il calore che attraversa quel piccolo spazio racconta una vitalità che non si è spenta. Patrizia è, senza volerlo, la custode di un’intera stagione della borgata. E continua a esserlo, ogni volta che apre la porta, ogni volta che ascolta.

storico campo di bocce di Sa Segada

Il Comitato di Borgata: la memoria in azione

Se il bar è il cuore pulsante, il Comitato di Borgata di Sa Segada – Tanca Farrà è la memoria che cammina. La sua sede si trova nell’ex scuola elementare: un edificio che da tempo ha smesso di accogliere bambini, ma che ha ritrovato nuova vita grazie ad attività culturali, ricreative e sociali. Sotto la guida del presidente Antonio Zidda, il Comitato non si limita a organizzare eventi: raccoglie storie, tiene insieme le generazioni, costruisce legami. La Festa della Fragola, ogni primavera, è molto più di una sagra: è un rito collettivo. Famiglie, visitatori, bambini, anziani – tutti tornano per condividere un’atmosfera che ha il sapore genuino dell’identità. È anche grazie a questo impegno costante che Sa Segada continua a sentirsi una comunità, e non soltanto un punto sulla mappa.

I servizi perduti: una piazza che cerca risposte

Ci sono segni che parlano più delle parole. L’ex ambulatorio medico. L’ex ufficio postale. Lo spaccio alimentare di Onelio e Raffelina, un tempo presidio quotidiano e affettivo. E la scuola elementare, oggi diventata sede del Comitato di Borgata. Un pezzo alla volta, molti servizi sono andati via. Ma non tutto è perduto. La scuola materna è ancora attiva, grazie al servizio comunale che garantisce il trasporto con un’assistente a bordo del pulmino. È una piccola cosa, ma è anche un segno concreto di attenzione. Un filo sottile che lega i bambini al territorio, e quindi al futuro.

Sport e identità: gli impianti dimenticati

Chi ricorda Sa Segada negli anni Ottanta e Novanta, la ricorda anche per il suo spirito sportivo. I campi di bocce, tra i più frequentati dell’agro. Il campo di calcetto, teatro di serate vivaci, grida gioiose, sfide appassionate. Il campo sportivo, ancora lì, ma spesso usato come parcheggio. Sono spazi che hanno plasmato un’identità collettiva, e che oggi meritano una nuova possibilità. Potrebbero essere centri per giovani, luoghi di benessere e incontro. Invece, per ora, restano sospesi. Come in attesa di un nuovo fischio d’inizio.

il campo sportivo

Il paradosso dello sviluppo: attraversata ma invisibile

La posizione di Sa Segada è strategica. L’aeroporto “Riviera del Corallo” sorge nel suo territorio. La nuova linea ferroviaria a idrogeno e la futura arteria stradale veloce passeranno proprio da qui. Tutto intorno corre veloce. Eppure, il rischio è che Sa Segada venga attraversata ma non vissuta, inclusa ma dimenticata. La modernità avanza, ma senza toccare il cuore delle persone che abitano queste borgate. È il paradosso del progresso: passare ovunque, tranne dove serve fermarsi davvero.

Foto: Michiel1972 / Wikimedia Commons (CC BY-SA 3.0)

La voce che non smette

Sa Segada non ha megafoni. Ma ha memoria. Ha volti, storie, abitudini. Ha luoghi che resistono e persone che non mollano. È una comunità che non si lamenta: semina. Non urla: attende. Non dimentica: trasmette.

La sua voce è fatta di silenzi che chiedono ascolto. Di finestre ancora aperte. Di bambini che salgono sul pulmino la mattina. Di Patrizia che accende la macchina del caffè. Di un parroco che celebra Messa in una sala adattata. Di un campo sportivo che aspetta solo un pallone. Di una chiesa che attende di rinascere, come tutto il resto.

“Una chiesa in attesa. Una comunità che non ha mai smesso di crederci.”

Alghero d’estate: racconti incrociati tra chi ci vive, chi ci torna e chi ci passa

L’è bella sempre, ma d’estate si veste d’anima.”

Seduti al tavolino in Piazza Sulis, tra una birra fresca e una granita al limone, si chiacchiera dell’Alghero di oggi. Non con nostalgia, né con lamentele — ma con quel misto di orgoglio e sguardo curioso che viene naturale quando si parla di casa. O di un luogo che ti entra sotto pelle anche se non ci sei nato.

Il punto di vista dell’algherese

“A forza di sentirla cantare ai turisti, mi sono ricordato anch’io che Alghero è una parola dolce. La città sta riscoprendo le sue radici catalane, il suo dialetto, la sua identità. C’è fermento culturale: concerti, mostre, serate in piazza, festival. A volte mancano le strutture, altre volte mancano le informazioni. Ma chi cerca trova. E chi ama, costruisce.”

Il turista con il cuore in città

“Vengo qui ogni estate da più di dieci anni. Vedo che qualcosa cambia sempre: nuove attività, qualche evento in più, qualche angolo risistemato. L’atmosfera però resta quella: accogliente, vera, con quella luce che non si trova altrove. Vorrei solo che si comunicasse meglio tutto quello che c’è. Perché c’è tantissimo, ma spesso lo scopri per caso. E oggi, con i social, il passaparola digitale vale quanto le guide turistiche di una volta.”

Il turista di passaggio

“Sono arrivato ieri. Ho camminato lungo i bastioni, ho mangiato una paella guardando il tramonto. Mi ha colpito il contrasto: storia viva da una parte, movida giovane dall’altra. C’è vita. C’è calore. Forse non è tutto perfetto, ma chi se ne frega? Qui ci si sente ospiti veri, non clienti da spennare. E per me, questo conta più di tutto.”

Chi guarda Alghero da lontano

“Seguo le pagine locali su Instagram, Facebook, perfino TikTok. Ho visto che c’è un torneo di calcetto giovanile, una rassegna teatrale in lingua algherese, artisti che espongono in cantine trasformate in gallerie. Il turismo lento, quello vero, qui trova spazio. Magari non si vede nei grandi numeri, ma si sente nei dettagli. E questo è ciò che rende Alghero diversa da tutto.”


Sport, cultura, spettacolo, turismo: il cuore pulsa

Alghero non è una cartolina: è una città che si muove. Lo sport si vede nei campetti pieni di ragazzi anche col sole a picco, nei tornei estivi, nelle passeggiate in bicicletta lungo il lungomare. La cultura si respira nei vicoli, nelle librerie indipendenti, nei cori che si esercitano in chiesa, nelle poesie in algherese recitate al tramonto.

Il turismo è presente, certo. A volte affolla, a volte risveglia. Ma quando è fatto di ascolto e rispetto, diventa un motore gentile, non un’invasione. C’è chi sogna un turismo più organizzato, chi uno più autentico. La verità? Forse serve un po’ di entrambi.

E lo spettacolo… beh, quello è ovunque: nelle chitarre sotto l’arco, nei balli in spiaggia, nei tramonti da applauso sui bastioni.


Un brindisi al territorio

Alghero è come una persona che conosci da una vita ma che ogni tanto ti sorprende. E se ci fermiamo un attimo a guardarla con occhi puliti — non da tecnici, non da politici, non da critici — ma da persone vere, ci accorgiamo che c’è tanta bellezza da raccontare. Basta sedersi, ascoltare, condividere. Magari proprio come in questa chiacchierata al bar.

E allora sì: brindiamo a ciò che c’è, a ciò che manca, e a tutto ciò che può ancora fiorire. Perché Alghero, anche quando sembra ferma, respira sempre.


✒️ A cura di Fabio Cortese
Per La Veu – La voce del territorio