Nella foto Marco Lai e Giuseppe Giustini ad Alghero
Marco Lai e Giuseppe Giustini, due colleghi dell’Arma dei Carabinieri oggi in congedo, presentano un brano dal ritmo coinvolgente e dalle parole incisive. Una canzone che invita a riscoprire il valore della libertà, del rispetto, della fiducia e della responsabilità individuale. Un messaggio che nasce dalla vita vissuta e guarda al futuro.
Una canzone da ascoltare oltre le prime impressioni

Abbiamo ascoltato Bisogna fare qualcosa, il brano scritto, composto e interpretato dai BrigApp, il duo musicale formato da Marco Lai e Giuseppe Giustini. Una canzone dal ritmo energico, dalle parole dirette e da una musicalità incalzante, che racconta alcune delle inquietudini della società contemporanea: la sicurezza nelle strade, il rispetto delle persone, la convivenza civile e il desiderio di poter vivere serenamente la propria quotidianità.
Al primo ascolto, la forza della musica e alcune espressioni particolarmente incisive potrebbero suggerire una semplice manifestazione di malcontento. Ma fermarsi a questa impressione significherebbe probabilmente non cogliere il significato più profondo del brano. Riascoltandolo, infatti, emerge un messaggio che va oltre la rappresentazione delle difficoltà quotidiane e che invita a una riflessione personale e collettiva.
Bisogna fare qualcosa non cerca un avversario. Cerca una risposta nella coscienza di ciascuno di noi.
Il suo messaggio non è quello della contrapposizione alla politica o alle istituzioni, ma quello della partecipazione, della responsabilità e della fiducia. La domanda che attraversa l’intera composizione è tanto semplice quanto significativa: «E tu che cosa fai?»
Una domanda che non distingue tra cittadini, amministratori, giovani, anziani o appartenenti a differenti categorie sociali. È rivolta a tutti. Ma soprattutto, nella lettura che proponiamo, è una domanda che i due artisti rivolgono innanzitutto a se stessi. Perché sarebbe troppo facile osservare ciò che accade, riconoscere ciò che non funziona e attendere che qualcun altro intervenga.
Molto più impegnativo è chiedersi quale contributo ciascuno possa offrire, nel proprio piccolo, per migliorare la realtà nella quale vive. È qui che il brano assume un significato più profondo. La musica diventa una sveglia della coscienza. Non uno strumento per dividere, ma un’occasione per ritrovarsi attorno a valori condivisi. Tra questi, la libertà. Quella libertà che non significa soltanto poter esprimere le proprie opinioni o compiere liberamente le proprie scelte, ma anche vivere senza paura, rispettare ed essere rispettati, riconoscere negli altri gli stessi diritti che chiediamo per noi. Una libertà che abbiamo ereditato da generazioni di uomini e donne che, in epoche difficili, hanno affrontato sacrifici enormi per costruire una società democratica. Un patrimonio che non possiamo considerare acquisito per sempre, perché ogni generazione ha il compito di custodirlo e trasmetterlo a quella successiva.
In questa prospettiva, Bisogna fare qualcosa diventa un invito alla consapevolezza, alla fiducia e alla collaborazione.
Non una richiesta di rottura, ma un incoraggiamento a migliorare insieme.
Due colleghi dell’Arma, un equipaggio affiatato, due voci nella musica
Dietro il progetto BrigApp ci sono due uomini che hanno condiviso molto più di una passione artistica. Marco Lai e Giuseppe Giustini sono due colleghi dell’Arma dei Carabinieri, oggi in congedo, che hanno condiviso il servizio formando un affiatato equipaggio radiomobile. Un’intesa professionale, fondata sulla fiducia reciproca e sulla capacità di affrontare insieme le situazioni quotidiane, che nel tempo ha trovato una naturale continuità nella comune passione per la musica. Quella stessa sintonia, maturata durante il servizio nell’Arma, ha trovato una nuova espressione attraverso parole, melodie e composizioni.
Dall’affiatamento professionale a quello artistico, il passo è stato naturale: due colleghi abituati a lavorare insieme hanno continuato a condividere idee, emozioni e progetti. È anche da questo legame che prende forma BrigApp, un duo nel quale Marco Lai e Giuseppe Giustini sono entrambi autori, compositori e interpreti, ciascuno con il proprio percorso e la propria sensibilità.
Marco Lai, legato ad Alghero, ha dedicato parte della propria produzione musicale a vicende umane particolarmente significative. Con Mister (An Nassirya) ha raccontato le emozioni legate alla missione in Iraq e alla memoria dei caduti di Nassiriya. Con Safà ha contribuito a dare voce alla storia di una bambina irachena bisognosa di cure. Con Tra le rondini è il gelo ha affrontato, insieme ad altri artisti, la tragica vicenda di Saman Abbas e il tema della libertà negata. Non manca il legame con la propria terra, con il mare, le tradizioni e la cultura algherese, raccontati anche attraverso La Vira del Pascarò nata nata dalla collaborazione con la grande artista di Oschiri Franca Pinna che si è cimentata in una delle ultime edizioni del festival della canzone Algherese con il brano Estrella. Di Oschiri anche Lucia Budroni altra grande artista con la quale Marco Lai e Marco Baroni hanno collaborato nella stesura del brano La mia meraviglia.
Giuseppe Giustini porta nel duo una propria storia musicale, segnata da esperienze e collaborazioni artistiche importanti. Tra queste, quella con Pierangelo Bertoli, per il quale ha scritto Prendi tempo, brano pubblicato in un album del cantautore emiliano.
Due percorsi artistici personali che nei BrigApp si incontrano e si completano, dando vita a un progetto nel quale nessuno dei due è semplice accompagnatore dell’altro. Entrambi partecipano alla scrittura, alla composizione e all’interpretazione delle canzoni. Un tempo affiatati come equipaggio radiomobile, oggi altrettanto affiatati nella musica. Due colleghi, due artisti, una passione condivisa.
Ed è proprio con entrambi che abbiamo voluto approfondire il significato di Bisogna fare qualcosa.

L’intervista ai BrigApp
Marco, Giuseppe, partiamo dalla vostra nuova canzone. “Bisogna fare qualcosa” ha un ritmo forte e parole molto dirette. A un primo ascolto potrebbe sembrare una lamentela sulla società contemporanea. Noi, invece, abbiamo colto un messaggio che invita alla riflessione personale. È questa la chiave giusta per comprenderla?
Marco Lai: «Sì, è proprio questo il significato che vorremmo trasmettere. Non abbiamo scritto una canzone contro la politica, contro le istituzioni o contro qualcuno in particolare. Abbiamo cercato di raccontare alcune preoccupazioni che appartengono alla vita quotidiana, ma soprattutto di trasformarle in un’occasione di riflessione. La domanda che attraversa il brano riguarda tutti, a cominciare da noi. Quando diciamo che bisogna fare qualcosa, non stiamo indicando qualcuno al quale attribuire un compito. Stiamo chiedendo prima di tutto a noi stessi quale contributo possiamo offrire. È una canzone che nasce dalla coscienza, non dalla volontà di contrapporsi.»
Giuseppe Giustini: «Condivido pienamente. La musica ha la capacità di raggiungere le persone in modo immediato e di farle riflettere anche su argomenti importanti. Noi abbiamo scelto un linguaggio diretto e una musica energica proprio perché volevamo trasmettere un messaggio capace di attirare l’attenzione. Ma il senso del brano è positivo. Non vogliamo dividere, vogliamo invitare a riflettere. E soprattutto ricordare che ognuno, nel proprio ruolo, può contribuire a migliorare la società.»
Nel testo ritorna insistentemente l’espressione “Bisogna fare qualcosa”. Ma che cosa dovrebbe fare, concretamente, chi ascolta?
Giuseppe Giustini: «Credo che il primo passo sia recuperare il senso della responsabilità personale. Non servono necessariamente grandi gesti. Fare qualcosa significa rispettare le persone, educare i giovani al senso civico, aiutare chi si trova in difficoltà, non essere indifferenti. Significa comprendere che il comportamento di ciascuno contribuisce a determinare la qualità della vita di tutti. La società siamo noi, con le nostre scelte e le nostre azioni quotidiane.»
Marco Lai: «E aggiungerei che dobbiamo imparare a interrogarci prima di giudicare. È facile osservare un problema e chiedersi perché qualcuno non intervenga. Più difficile è domandarsi se noi stessi stiamo facendo tutto ciò che possiamo. Questa canzone è nata anche da questo bisogno personale. Non voglio insegnare nulla a nessuno. Voglio ricordare a me stesso che non devo limitarmi a essere uno spettatore.»
Avete entrambi un lungo percorso professionale nell’Arma dei Carabinieri. La vostra esperienza vi ha portato a conoscere da vicino situazioni difficili e realtà umane molto diverse. Quanto ha influito sul modo di concepire questa canzone?
Marco Lai: «Le esperienze vissute inevitabilmente lasciano qualcosa dentro di noi. Il servizio nell’Arma ci ha insegnato il valore della responsabilità, del rispetto delle regole e dell’attenzione verso le persone. Sono valori che continuano ad accompagnarci anche oggi, nella vita quotidiana. Quando raccontiamo la sicurezza, la libertà o la convivenza civile, non parliamo soltanto di concetti astratti. Parliamo di cose che abbiamo conosciuto anche attraverso il nostro lavoro e che sappiamo essere importanti nella vita di ogni persona.»
Giuseppe Giustini: «L’Arma è una realtà ricca di professionalità, competenze e soprattutto di persone che svolgono il proprio servizio con grande dedizione. La nostra esperienza ci ha insegnato quanto sia importante il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. È un rapporto che va custodito, perché rappresenta una delle basi della convivenza civile. Anche attraverso la musica possiamo contribuire a ricordare il valore del rispetto reciproco. Non è necessario essere d’accordo su tutto per riconoscere l’importanza delle istituzioni e delle regole comuni.»
A proposito di istituzioni, nella canzone si richiamano anche la giustizia e l’imparzialità. Quale messaggio volete trasmettere?
Marco Lai: «Un messaggio di rispetto e di fiducia. La giustizia, l’imparzialità e il rispetto delle regole sono principi fondamentali della nostra democrazia. Non appartengono a una parte politica o a una particolare categoria di persone. Appartengono a tutti. Il nostro intento è ricordare quanto siano importanti, non mettere in discussione il ruolo delle istituzioni. Anzi, crediamo che il rapporto tra cittadini e istituzioni debba essere continuamente rafforzato attraverso il dialogo, la collaborazione e il rispetto.»
Giuseppe Giustini: «Le istituzioni sono un patrimonio comune e la loro autorevolezza è importante per tutti. La fiducia si alimenta attraverso comportamenti responsabili, correttezza e partecipazione. Il nostro brano vuole incoraggiare proprio questa consapevolezza. Non c’è bisogno di cercare divisioni dove possiamo invece trovare valori condivisi.»
C’è una domanda nella canzone che sembra racchiuderne l’intero significato: “E tu che cosa fai?”. È forse il vero cuore del brano?
Marco Lai: «Assolutamente sì. È una domanda che rivolgo innanzitutto a me stesso. Perché anch’io posso cadere nell’abitudine di osservare, commentare e poi tornare alle mie occupazioni. Quella domanda mi ricorda che non posso pretendere sempre dagli altri ciò che non sono disposto a fare personalmente. È un invito a risvegliare la coscienza, a non lasciarsi trascinare dall’indifferenza.»
Giuseppe Giustini: «È una domanda semplice, che chiunque può comprendere. Non richiede particolari conoscenze. Ci chiede soltanto di fermarci un momento e riflettere. E credo che sia proprio questa la forza della musica: riuscire a trasmettere un concetto importante senza bisogno di lunghi discorsi. Se qualcuno, ascoltando il brano, si pone quella domanda, abbiamo già raggiunto un risultato.»
Una musica che nasce dalle esperienze e dalle emozioni
Marco, il tuo percorso musicale è legato anche a vicende umane molto intense. Hai raccontato Nassiriya, la storia della piccola Safà e quella di Saman Abbas. Quanto c’è della tua vita nelle canzoni che scrivi?
Marco Lai: «C’è moltissimo. Per me la musica non nasce necessariamente dalla ricerca di una canzone che possa incontrare il gusto del pubblico. Spesso nasce da qualcosa che ho vissuto, da una persona incontrata, da un ricordo che continua ad accompagnarmi. Mister, per esempio, è legata alla mia esperienza in Iraq e alle emozioni che mi sono rimaste dentro. Ci sono situazioni che non dimentichi, anche quando sono trascorsi molti anni. La musica mi permette di dare una forma a quelle emozioni e di condividerle. Lo stesso vale per altre vicende umane che mi hanno particolarmente colpito come la canzone Safà che nasce da una vera storia irachena composta in musica da me in collaborazione con Marco Baroni e Alberto Bertoli (figlio di Pierangelo Bertoli) che Alberto ha inciso in un singolo. Non cerco necessariamente una storia da trasformare in canzone. A volte è la storia stessa che continua a vivere dentro di me fino a diventare musica.»
Giuseppe, anche tu hai un percorso artistico importante. Hai scritto “Prendi tempo” per Pierangelo Bertoli e hai collaborato con musicisti di grande esperienza. Che cosa porti di questo bagaglio nel progetto BrigApp?
Giuseppe Giustini: «Ogni esperienza musicale rappresenta un’occasione di crescita. Avere avuto la possibilità di confrontarmi con artisti di grande sensibilità mi ha insegnato quanto siano importanti la sincerità e il contenuto di una canzone. La musica non è soltanto una melodia piacevole. Può raccontare la vita, trasmettere emozioni, custodire ricordi e offrire spunti di riflessione. Con Marco condividiamo questa visione. Abbiamo esperienze personali differenti, ma una passione comune e il desiderio di scrivere e interpretare brani nei quali possiamo riconoscerci entrambi. BrigApp nasce proprio da questa condivisione.»
Avete condiviso il servizio come equipaggio radiomobile. Come è nata da quell’esperienza la vostra collaborazione musicale?
Marco Lai: «Abbiamo condiviso esperienze di lavoro e una passione che ci accomunava già allora. La musica è sempre stata un terreno sul quale incontrarci, confrontarci e condividere idee. Con Giuseppe non c’è soltanto una collaborazione artistica, ma anche un rapporto umano costruito nel tempo. Ed è importante sottolineare che BrigApp è un progetto di entrambi. Scriviamo, componiamo e cantiamo insieme. Ognuno porta la propria sensibilità, le proprie esperienze e le proprie idee. È proprio questa condivisione a rappresentare la nostra forza.»
Giuseppe Giustini: «Quando hai lavorato insieme a una persona, impari a conoscerne il carattere, il modo di affrontare le situazioni e il valore umano. La musica ci ha permesso di continuare a condividere qualcosa anche in un ambito diverso da quello professionale. È bello poter costruire un progetto nel quale ciascuno contribuisce con le proprie capacità. E credo che questa sintonia si rifletta anche nelle nostre canzoni.»
Le vostre esperienze artistiche dimostrano che non cercate necessariamente una musica costruita per il mercato commerciale. Quanto conta per voi il messaggio rispetto alla ricerca del successo?
Giuseppe Giustini: «Credo che una canzone debba prima di tutto rappresentare sinceramente ciò che vogliamo esprimere. Naturalmente fa piacere quando viene ascoltata e apprezzata, ma non possiamo ridurre la musica soltanto alla ricerca del consenso. Per noi è importante poterci riconoscere in ciò che scriviamo. Una canzone può essere piacevole da ascoltare e, nello stesso tempo, lasciare qualcosa su cui riflettere.»
Marco Lai: «La musica è una forma di espressione personale. Nel mio percorso ho spesso raccontato storie vere, vicende che mi hanno emozionato o che hanno lasciato un segno nella mia vita. Con BrigApp continuiamo a condividere questa sensibilità. Non significa che ogni canzone debba affrontare un argomento difficile. Significa semplicemente che vogliamo essere sinceri e dare valore a ciò che raccontiamo.»
“Bisogna fare qualcosa”: il valore della libertà e della fiducia
Torniamo al nuovo brano. Ascoltandolo abbiamo pensato anche alla libertà che le generazioni precedenti ci hanno consegnato attraverso sacrifici enormi. È una libertà che oggi rischiamo di considerare scontata?
Marco Lai: «Credo di sì. Siamo abituati a vivere in una società nella quale possiamo esprimere le nostre idee, scegliere e partecipare alla vita democratica. Ma non dobbiamo dimenticare che tutto questo è il risultato di un percorso storico fatto anche di grandi sacrifici. Ci sono stati uomini e donne che hanno affrontato guerre, privazioni e sofferenze per consegnarci un futuro migliore. Noi abbiamo il compito di custodire quella libertà. E custodirla significa anche rispettare gli altri, riconoscere il valore delle istituzioni e contribuire alla vita della comunità.»
Giuseppe Giustini: «La libertà non è soltanto un diritto da esercitare. È anche una responsabilità. Significa comprendere che le nostre scelte devono convivere con i diritti degli altri. Credo che il rispetto sia uno dei modi più importanti per difendere la libertà. E se attraverso la nostra musica riusciamo a ricordare questo concetto, ne siamo felici.»
La vostra canzone, dunque, vuole lasciare soprattutto un messaggio di fiducia?
Giuseppe Giustini: «Sì, perché senza fiducia diventa difficile immaginare un futuro migliore. Abbiamo bisogno di recuperare la capacità di ascoltarci, di collaborare e di riconoscere ciò che ci unisce. Le differenze di opinione fanno parte della vita democratica, ma non devono impedirci di condividere valori fondamentali. La musica può contribuire a creare questo terreno comune.»
Marco Lai: «La fiducia è essenziale. Non significa pensare che tutto sia perfetto, ma credere che esista sempre la possibilità di migliorare. E il miglioramento non deve necessariamente nascere da uno scontro. Può nascere anche dalla collaborazione, dal dialogo e dalla volontà di fare qualcosa di positivo insieme. È proprio questo il messaggio che vorremmo arrivasse attraverso il nostro brano.»
Un’ultima domanda a entrambi. Se doveste spiegare “Bisogna fare qualcosa” a una persona che la ascolta per la prima volta, quale messaggio vorreste lasciarle?
Marco Lai: «Le direi di ascoltarla senza cercare qualcuno contro cui rivolgere le nostre parole. Non abbiamo scritto questa canzone per indicare un nemico. L’abbiamo scritta perché sentivamo il bisogno di condividere una riflessione. La prima persona alla quale rivolgo quelle parole sono io. Mi chiedo se sto facendo abbastanza, se sono capace di riconoscere il valore della libertà che ho ricevuto e se contribuisco, anche nel mio piccolo, a custodirla. Se chi ascolta sentirà il desiderio di porsi la stessa domanda, la canzone avrà raggiunto il suo scopo.» Colgo questa occasione per ringraziare Lino Ottomano, cha ha realizzato in video che accompagna la canzone e anche lo studio Bagnoli di Modena, di Alex Bagnoli che ha realizzato gli arrangiamenti musicali.
Giuseppe Giustini: «Io aggiungerei che il nostro è soprattutto un invito a non perdere la fiducia. La società può migliorare se ciascuno comprende di esserne parte. Non occorre essere tutti uguali o pensarla nello stesso modo. Occorre rispettarsi, collaborare e riconoscere il valore di ciò che abbiamo costruito insieme. La musica ci offre la possibilità di condividere questo messaggio in maniera semplice e diretta. E forse è proprio questa la cosa più bella: una canzone può far riflettere senza dividere.»
La VEU – La musica come incontro, non come contrapposizione
Bisogna fare qualcosa è un brano che invita ad andare oltre il primo ascolto. La sua forza musicale e il linguaggio diretto non devono necessariamente essere interpretati come espressioni di ostilità. Possono rappresentare, invece, il bisogno di richiamare l’attenzione su valori che rischiamo di considerare scontati. La sicurezza, la libertà, il rispetto, la giustizia e la fiducia nelle istituzioni non appartengono a una parte della società. Sono un patrimonio comune.
E il messaggio che emerge dalla lettura proposta dai BrigApp è proprio questo: non possiamo limitarci a chiedere agli altri di custodire ciò che appartiene a tutti. Dobbiamo sentirci personalmente coinvolti.
Il percorso artistico di Marco Lai e Giuseppe Giustini contribuisce a dare profondità a questa riflessione. Due colleghi dell’Arma dei Carabinieri, oggi in congedo, che hanno condiviso esperienze professionali e che continuano a incontrarsi attraverso la musica, portando ciascuno il proprio bagaglio di vita, sensibilità e competenze artistiche.
Due autori, due compositori, due interpreti.
Un progetto nel quale la condivisione non è soltanto un metodo di lavoro, ma anche un valore. Ed è forse proprio questa la coerenza più interessante tra la loro storia e il messaggio della nuova canzone. Non chiedere agli altri di fare qualcosa rimanendo spettatori, ma riconoscere che il cambiamento comincia dalla disponibilità di ciascuno a partecipare. La musica, allora, diventa un ponte. Tra generazioni, tra esperienze differenti, tra memoria e futuro.
Una sveglia che non vuole spaventare, ma risvegliare. Che non cerca avversari, ma persone disposte a riflettere. Che non alimenta divisioni, ma invita a riscoprire la fiducia. Perché la libertà che altri hanno conquistato per noi non è soltanto un’eredità da ricordare. È un patrimonio da vivere, rispettare e consegnare, possibilmente migliore, a chi verrà dopo di noi.
“Bisogna fare qualcosa”. E forse quel qualcosa comincia proprio dal riconoscere che possiamo farlo insieme.